Molto spesso si guarda, si studia e si visitano le basiliche di Roma e nel mondo, ma non capita quasi mai di fermarsi ai dettagli. I nuovi studi, di cui questo testo cerca di far parte, si muovono sul cercare il senso e il significato dell’arte e dell’archeologia dialogando con diverse discipline e rivalutando le posizioni del passato.
Si cercherà di descrivere e illustrare la componente vegetale dei vari mosaici paleocristiani della Basilica di San Vitale a Ravenna all’interno dell’ambito figurativo cui appartengono.
Si fornirà, dove opportuno, un’interpretazione, il valore e il significato delle immagini che si prederanno in esame. Il percorso di indagine si avvarrà di conoscenze botaniche, archeologiche storico- religiose e filosofiche (simbologie) e iconografico- iconologiche del settore artistico. Il fine sarà mostrare l’unicità e l’eccezionalità della maestranza revennate della basilica nonché il pensiero e il gusto sottesi nell’arte musiva tra le più ambiziose di Ravenna.
La basilica di San Vitale appare come un vero e proprio prodigio di sapienza tecnica, di audacia nelle forme strutturali e di esaltante splendore degli elementi decorativi. Rappresenta un esempio eccezionale di meravigliosa conservazione di mosaici, contribuendo alla ricchezza del patrimonio dei mosaici della città di valore mondiale .Benché questo edificio religioso sia una struttura straordinaria di architettura e di decorazione musiva locale,gli studiosi non hanno ancora analizzato la chiesa con attenzione ai particolari che possono risultare secondari come i vari elementi che costituiscono un mondo vegetale unico. Si tratta di una serie di ornamenti vegetali da contestualizzare nelle scene figurate o che ornano a tappeto le pareti della basilica.
Ravenna : il contesto culturale e urbano della Basilica
Ravenna è la città del mosaico, riconosciuta patrimonio mondiale dall’UNESCO con la motivazione :” L’insieme dei monumenti religiosi paleocristiani e medioevali locali è d’importanza straordinaria in ragione della suprema maestria artistica dell’arte del mosaico. Essi inoltre sono la prova delle relazioni e dei contatti artistici e religiosi di un periodo importante della storia della cultura europea”. La basilica di San Vitale appare, come si è già accennato, come un vero e proprio prodigio di sapienza tecnica, di audacia nelle forme strutturali e di esaltante splendore degli elementi decorativi.
Basilica di San Vitale: edificio e mosaici
San Vitale è un edificio caratterizzato da pianta centrale a otto lati ed è composto da un corpo interno più alto (che contiene la cupola) e da uno esterno, di sostegno per l’ambulacro (pian terreno) e per il matroneo (primo piano). L’architettura di questa basilica è il risultato straordinario di esecuzione di maestranze locali con elementi greco- orientali, forse bizantini. Il tipo di pianta centrale non è una forma comune in Occidente, soprattutto con tali dimensioni.
Unica ,(rispetto alle altre basiliche ravennati), è la scelta di addossare il peso dell’intero edificio sugli otto pilastri della zona centrale, anziché il ricorso a un sistema di scarico leggero basato su una cupola di tubi fittili. La zona adibita ad ambulacro è molto ampia rispetto ai modelli greco -orientali o bizantini ( vedere la basilica di SS. Sergio e Bacco dove detto ambulacro è stretto e angusto ) .
Attualmente una decorazione musiva ricopre le pareti del presbiterio, dell’abside e del relativo catino, mentre lo zoccolo dell’abside e parte del pavimento sono rivestiti con marmi colorati. Alcune parti del pavimento conservano il mosaico pavimentale.
La struttura attuale della basilica presenta interventi alto medioevali e medioevali. A queste fasi appartiene il campanile.
La fase più antica è divisa in due momenti :
- Ecclesio commissiona la costruzione dell’edificio( 526 ca )
- L’edificio è consacrato e riceve doni di suppellettili liturgici dall’imperatore Massimiano e dall’imperatrice Teodora (548).
San Vitale rappresenta per gli studiosi della storia dell’arte e di archeologia cristiana e medioevale uno degli esempi meglio conservati di arte Ravennate della prima metà del VI secolo. Purtroppo a tutt’oggi non tutti i ricercatori non la pensano tutti così ; numerosi studiosi si sforzano di trovare a Ravenna e in Italia confronti con il mondo bizantino , anche se può essere chiaro che le chiese ravennati presentino caratteristiche proprie e non derivate, imitate o copiate dall’arte bizantina .
È vero che il mondo bizantino si presentava come la diretta continuazione del mondo romano e che numerosi furono i contatti tra l’Italia e Costantinopoli, ma l’arte che si manifesta a Ravenna, se pur influenzata talvolta dai modelli orientali, è frutto di artisti e artigiani locali con una propria tradizione di bottega e creatori di nuove tendenze stilistico formali o di opere assolutamente straordinarie come questa.
Accostare questo monumento con un esemplare bizantino quindi sarebbe fuori luogo e infruttuoso. La grandezza , l’ambizione e la retorica del progetto di VI secolo d .C. di questa non si esaurisce nell’architettura , ma si manifesta fermamente nei mosaici che ornano quasi a tappeto , le pareti del presbiterio l’abside e il relativo catino.
Le caratteristiche generali di questi mosaici sono :
- il chiasmo e il continuo rimando tra il vecchio e il nuovo testamento nelle scene narrative,
- il simbolismo e il carattere quasi ermetico delle scene con animali che rappresentano virtù o attributi legati alla liturgia cristiana comprensibili solo ai cristiani e non a tutti,
- la cura nel dettaglio con giochi di colore dati dalla sfumatura delle tessere o più frequentemente dalla giustapposizione dei colori
- un forte decorativismo che si nota maggiormente nelle zone riempite con fregi musivi floreali di ottima fattura
- un cromatismo violento fuori dal comune, conservatoci come sai doveva presentare in epoca paleocristiana con colori brillanti e vivaci al contrario di quanto l’opinione comune possa immaginare con l’uso di tonalità più spente tipiche di alcune produzioni etrusche e dell’arte moderna.
La concezione dell’arte antica, tardo antica e alto medioevale è falsata nella storia del pensiero critico dai movimenti artistici contemporanei che hanno portato gli studiosi a intepretare le produzioni passate con l’occhio dei contemporanei e non ricostruendo visioni dell’arte “storica” attenendosi a ciò che si vede e al gusto documentato del periodo storico artistico in analisi , con ipotesi spesso non sperimentabili o confrontabili.
I mosaici della parete sinistra del presbiterio raffigurano:
- nella lunetta sopra la grande trifora l piano terreno quattro scene della storia di Abramo dall’annuncio della futura nascita di un figlio da parte della moglie Sara al sacrificio di Isacco
- fuori la lunetta in lato a destra Mosè e le tavole della Legge ; sotto Aronne e dodici tribù di Israele quindi a sinistra Geremia e al centro due angeli con il simbolo della croce
- nella trifora del matroneo che da sul presbiterio Giovanni e Luca e i loro animali simbolici; due tralci di vite che si spandono da due vasi.
Quelli della parete destra illustrano :
- nella lunetta sopra la grande trifora l piano terreno,a sinistra Abele mentre esce da una capanna con un agnellino per l’offerta a Dio; a destra della lunetta Melichide4sec che offre un pane al tempio ;: al centro un altare con pani e vino.
- sopra la lunetta , Mosè con il gregge è raffigurato; in alto Mosè e il roveto e a destra il profeta Isaia
- i riquadri della trifora del matroneo Matteo e Marco, con i rispettivi animali simbolici al di sopra di questi come la parete sinistra.
L’abside è preceduta da un arco decorato con la riproduzione delle città di Gerusalemme e di Betlemme al centro due angeli che mostrano un disco incandescente.
Nell’abside si riconoscono :
- nel semicatino,una scena apocalittica con il Redentore e i sette sigilli e il ricordo della fondazione della chiesa
- due pannelli ai lati dello stesso semicatino, che illustrano un evento riprodotto eccezionalmente solo qui a Ravenna in questo edificio: due doni di suppellettili a San Vitale dei due imperatori bizantini Teodora e Giustiniano paragonati all’Epifania (sull’estremità inferiore della parete destra)
Completano la decorazione musiva del VI secolo i resti della pavimentazione(due spicchi e nell’ambulacro) a girali di acanto, integrati oggi da una pavimentazione di epoca medioevale(?) (1) simile ai “mosaici cosmateschi” di Roma a SS Cosma e Damiano che sono di un tipo particolare di incrostazione marmorea che sembra imitare il mosaico con frammenti di lastre di porfido rosso , serpentino e marmo bianco con motivi geometrici riecheggianti nell’intento, a modo loro e con una nuova estetica, il modello “classico “ ( anche se classico non è).
Il resto della decorazione a mosaico è “ campita da elementi floreali “e motivi che nel mosaico romano di epoca classica costituivano i motivi di genere e di xenia. Questi sono molto amati nell’antica perché si sono sempre prestati per l’arte decorativa a causa della facilità di resa della plasticità delle forme, nello scaturire il movimento dalla sinuosità dei rami, dei girali e delle foglie, a causa del senso di eleganza che suscitano i fiori e le piante rappresentati talvolta con una convezione dell’immagine più vicina alla realtà altre invece che si piegano allo spazio a disposizione del “musivarius “o sono stilizzate per una risultato di una linea del disegno fine e armoniosa come si noterà dopo in specifico.
La tecnica di questi mosaici non è nota; non è documentato se questa fosse una basilica in cui i musivari abbiano ricorso al metodo diretto o al metodo indiretto sul rovesciamento del mosaico che comincia a essere applicato nel VI secolo in Italia. I capitelli sono raffinati tanto quanto i mosaici e in linea con il generale fasto decorativo del tempio si collocano gli intarsi marmorei dello zoccolo del catino absidale. L’intero complesso della basilica di San Vitale , se pur modificato successivamente, mostra una retorica eccezionale e una qualità artistica unica e quindi difficilmente riscontrabile in altre basiliche paleocristiane contemporanee a questa, anche tra quelle provenienti dalla stessa città cioè da Ravenna.
Note
(1) Alcuni studiosi ritengono che questi ultimi siano di XVI secolo.
Autore: Alessandra Pignotti



