L’altro edificio di importanza pubblica della Venosa romana, esistente già in età oraziana, è sicuramente l’impianto termale sito nell’area del Parco archeologico; recenti scavi hanno messo in luce, al di sotto dell’attuale frigidarium, notevoli resti di ambienti in blocchi di tufo che dovevano, con ogni probabilità, già rivestire una funzione termale. Successivamente tali ambienti subirono un primo rifacimento che ne cambiò completamente la planimetria; in questo caso l’elemento datante va ricercato nei bolli delle tegole di sottopavimentazione che attestano, per altro, l’esistenza di una famiglia proprietaria di figlinae, la gens Minatia, fornitrice, per almeno due generazioni, dei laterizi utilizzati nelle terme.
Il monumento è ancora oggi in corso di studio e non è possibile, al momento, precisare la cronologia della seconda fase: non è possibile in sostanza stabilire se l’impianto termale noto al poeta negli anni della giovinezza, fosse ancora quello del vecchio edificio in tufo o se fosse già in essere la costruzione del nuovo edificio che riecheggia modelli architettonici più moderni, già in uso nell’area campana.
Autore: Giuseppina Lasco - Email lasco@archart.it


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