Tutte le domus venute alla luce nel territorio di Venosa mostrano tracce di ristrutturazioni (rifacimenti delle pavimentazioni e, in alcuni casi, splendide pareti affrescate) risalenti agli anni finali della Repubblica.
Tra gli edifici pubblici noti si può attribuire, alla stessa fase edilizia, la costruzione del primo acquedotto venosino, attestata da un’epigrafe che documenta il rifacimento di tubazioni e fontane. Manca però un riscontro monumentale a questa realizzazione di grande importanza per la vita della colonia poiché i resti di canalizzazioni e di tubi plumbei (fistulae), noti da scavo o ancora visibili, risalgono alla prima età imperiale, com’è il caso della imponente cisterna conservata nei sotterranei del Castello.
Il cosiddetto Castellum Aquae, oggi nei sotterranei del cinquecentesco Castello di Pirro del Balzo, era costituito da tre ambienti in laterizio, parzialmente inglobati e riutilizzati nelle murature di età posteriore, comunicanti tra loro e rivestiti di intonaco a tenuta idraulica, nei cui muri perimetrali sono stati ritrovati tre grossi tubi in terracotta che assicuravano la distribuzione dell’acqua nei diversi settori urbani. I resti monumentali conservati sono del II sec. d. C. ed è quindi probabile che in questo stesso sito ci fosse già una cisterna risalente, come attestano le epigrafi, al I sec. a. C., appartenente al primo acquedotto venosino.
Il dato epigrafico permette infatti di evidenziare come fosse già iniziato l’abbandono del vecchio sistema di approvigionamento idrico (III sec. a. C.) che, articolato in una serie di cunicoli scavati nella roccia, captava l’acqua di superficie per raccoglierla nei pozzi o cavità accessibili dall’alto.
Autore: Giuseppina Lasco - Email lasco@archart.it


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