Venosa


 

Venosa, archeologia e storia

La Venusia di Orazio e la deduzione Romana

Collocata sul fondo di un lago preistorico, Venosa (415 m.s.m.) ha una lunga vicenda storica di cui conserva le tracce nel suo tessuto urbano.

Storia di Venosa

I Sanniti la organizzarono come città stato, i Romani la occuparono e, per piegare la resistenza della popolazione, la trasformarono in colonia, Venusia, trasferendovi circa 20.000 persone. Da quel periodo in poi crebbe notevolmente la sua fama e la sua importanza poiché si trovava sul tracciato della via Appia che collegava la Campania alla Puglia e risultava quindi essere un punto strategico su un asse viario importantissimo per i traffici commerciali e culturali. Nella romana Venusia nacque il poeta Orazio nel 65 a. C.; egli vi trascorse la sua fanciullezza e amò così tanto quella terra da spingerlo a collocare sul monte Vulture la sua investitura a poeta, sacro alle Muse, che lo salvarono dai pericoli del bosco mentre, fanciullo, si era addormentato sotto gli alberi. Tutta l’opera Oraziana è fitta di riferimenti paesaggistici, storici, emozionali, alla sua terra d’origine, e tali memorie non si riportano soltanto alla memoria di fanciullo, ma anche a dati di fatto, a realtà storiche ben precise e a lui molto vicine, a luoghi che ancora oggi sono oggetto di studio e di indagine. La Venusia di Orazio mostra le vestigia e i segni della storia di Roma nei monumenti che contraddistinguono l’epoca della romanizzazione.

Le indagini archeologiche svolte nel corso degli anni, specialmente nelle zone di Loreto e Notarchirico, documentano la presenza dell’uomo nei dintorni della città già 500mila anni fa. Escludendo i pur importanti precedenti preistorici, in realtà il sito dell’attuale città non sembra essere stato mai occupato in maniera stabile prima della romanizzazione avvenuta nel 291 a. C., anche se le fonti storiche parlano di un abitato sannitico che, conquistato dal console Postumio Megello, sarebbe poi diventato sede della colonia latina di Venusia.

Urbanistica

L’impianto urbano venne realizzato su un vasto pianoro compreso tra i torrenti Reale e Ruscello e, precisamente, nel luogo occupato dall’attuale centro storico; tra le prime indispensabili opere di urbanizzazione ricordiamo l’imponente cinta muraria che circoscriveva l’intero abitato. Il tracciato delle fortificazioni romane coincide con quello delle mura medioevali su cui si addossano i moderni fabbricati di via Roma.

La ripartizione interna delle vie fu organizzata su due assi principali longitudinali, ancora leggibili nel tessuto urbano odierno lungo i tracciati di Corso Vittorio Emanuele e Corso Garibaldi, intersecato da una serie di vie minori in direzione N/S; gli isolati, ricostruibili dalla documentazione archeologica erano irregolari. Come dimostrano le strutture risalenti al III secolo a. C., la città fu edificata nella sua totalità fin dall’inizio, ma il grado di conservazione dei resti scavati non consente, allo stato attuale delle indagini, di identificare con certezza la forma e la funzione di molti edifici. Le vicende storiche influenzarono profondamente lo sviluppo della città che, pur rimasta invariata nello schema urbanistico iniziale, subì nel tempo notevoli e significativi cambiamenti.

I dati archeologici e le fonti scritte di età romana non consentono certamente di ricostruire in dettaglio l’aspetto di Venosa e la vita che vi si svolgeva al tempo di Orazio (fine del I sec. a. C.), ma è comunque possibile tracciarne un quadro d’insieme.

Le notizie degli storici antichi relative alla deduzione di una colonia triumvirale (43 a. C.) costituiscono un elemento fondamentale per la comprensione del contesto storico locale: sappiamo, infatti, che le ricolonizzazioni di questo periodo vennero attuate in varie cittadine italiche che, per la fertilità delle terre ed il consistente volume commerciale, divennero sedi di molti veterani degli eserciti triumvirali. Si ha quindi una notizia indiretta della prosperità di Venusia a cui fanno riscontro i rinvenimenti archeologici degli ultimi anni che testimoniano un forte incremento dell’edilizia privata proprio nel periodo che va dal 90 a. C. (anno della ribellione a Roma durante il Bellum Sociale) all’età Augustea.

Testimonianze archeologiche

Le testimonianze archeologiche ancora esistenti sono numerose e tutte molto importanti. Tra esse si segnalano certamente:

Altri edifici

Rimane del tutto ignoto invece l’assetto delle strutture forensi che pure sembrano oggetto di rifacimento negli anni finali della Repubblica: una recente ipotesi vedrebbe nei blocchi squadrati, poi riutilizzati nelle murature dell’Incompiuta, parte della pavimentazione del Foro augusteo.

Conclusioni

Riguardo all’aspetto generale della città di Venusia va rilevato che le aree sondate archeologicamente, dislocate in più punti della città antica, mostrano una densa edificazione del tessuto urbano ed una scarsa differenziazione qualitativa per le abitazioni: alle ricche domus di tipo pompeiano si affiancano, senza soluzione di continuità, case di livello più modesto che utilizzano tecniche costruttive povere (muri in mattoni crudi o legati da malte argillose scadenti).

Gli stessi assi viari non sembrano essere stati completamente basolati; nell’area del Parco archeologico sono riconoscibili, infatti, almeno due tratti glareati (cioè con superficie costituita da ghiaia di fiume compressa in luogo dei basoli calcarei). Tale impianto urbano rimase inalterato almeno fino alla fase cristiana della città (V-VI sec. d. C.), mentre in età alto-medioevale si ebbe la costruzione dell’abitato nei limiti dell’attuale centro storico e l’abbandono di parte della città antica che fu da allora utilizzata sia come cava di materiali per costruzioni che come cimitero.

 

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