Zenone (333 a.C. – 263 a.C.)
L’uomo si concilia prima di tutto alle cose conformi alla sua natura
(Zenone, frammento 25)
Originario di Cizio, località sita sull’isola di Cipro, Zenone fu il fondatore della “Stoà” (termine che indica il “portico”, dal luogo in cui il maestro era solito intrattenersi con gli allievi), scuola filosofica che diede nome alla corrispondente dottrina dello stoicismo.
L’attività di Zenone, dispiegatasi tra la fine del IV° sec. a.C. sino al III° sec. a.C. inoltrato, si inquadra nel contesto dell’età ellenistica, caratterizzata dalla fine dell’esperienza politica della città-stato di modello ateniese, dall’affermazione del potere macedone grazie alla straordinaria politica di conquista attuata da Alessandro magno, dalla diffusione della cultura greca in tutto il Mediterraneo. Le correnti di pensiero affermatesi in tale periodo recepirono ed interpretarono il profondo cambiamento socio-culturale in atto, sostenendo il primato dell’individuo rispetto alla dimensione civica e comunitaria che aveva contraddistinto l’identità dell’uomo della polis, e il rifiuto dell’orientamento metafisico a tutto vantaggio della centralità dell’etica. E’ opinione assodata presso gli studiosi che nell’evoluzione dello stoicismo occorra distinguere tre periodi, rispettivamente corrispondenti alla direzione di Zenone, di Cleante e di Crisippo (Antica Stoà), all’affermazione di Panezio e di Posidonio (Media Stoà) e alla diffusione della dottrina stoica a Roma con Seneca, Epitteto e Marco Aurelio (Nuova Stoà).
In modo analogo all’altra grande scuola filosofica di epoca ellenistica, l’epicureismo, che aveva ripartito la filosofia in tre aree di studio (logica, fisica ed etica), anche lo stoicismo si caratterizzò per l’interesse rivolto all’individuazione del criterio di verità, alla struttura del cosmo e alle forze in esso operanti, al conseguimento della felicità attraverso l’esercizio della virtù.
A differenza di Platone, che aveva affermato la priorità dell’intelligibile sul sensoriale, gli stoici, come pure gli epicurei, si fecero assertori del primato della sensazione nella genesi della rappresentazione secondo verità, che si attua quando il soggetto offre liberamente il proprio assenso all’impressione esercitata sull’anima dal contatto con gli oggetti esterni.
Lo stoicismo, inoltre, elaborò una descrizione fisica del mondo, dell’uomo e della sua stessa anima, per cui il cosmo risulta permeato da una “ragione seminale”, composta di materia e di fuoco, che informa l’universo e si connota quale sostanza divina presente in tutti gli esseri. In un quadro cosmologico contraddistinto da un movimento ciclico di distruzione (o “conflagrazione”) e rinascita (o “palingenesi”) di tutto ciò che esiste, la posizione dell’uomo saggio consiste nell’oikeìosis, ossia nell’interiore “conciliazione” con la propria natura profonda, attraverso la costante ricerca di ciò che ad essa è conforme. Bene e male risultano, quindi, determinati non tanto dall’opposizione piacere/dolore, come nell’epicureismo, quanto dal contrasto tra ciò che è conforme al logos e ciò che gli è difforme. L’incessante ricerca di uno stile di vita conforme alla natura razionale conduce il saggio al distacco progressivo dalle passioni e al compimento di azioni “moralmente perfette” in una prospettiva etica marcatamente cosmopolita: l’uomo, infatti, è chiamato ad agire virtuosamente nei confronti non solo di se stesso e dei propri stretti congiunti, ma anche di tutti i suoi simili.
Negli sviluppi successivi alla fase iniziale, la dottrina stoica si aprì ad influenze diverse, in particolare di stampo platonico, aristotelico ed eclettico.
Autore: Marinella Testori

