Socrate


 

Socrate (469 a.C. – 399 a.C.)

La mia arte di ostetrico possiede tutte le altre caratteristiche che competono alle levatrici, ma ne differisce per il fatto che fa da levatrice agli uomini e non alle donne, e che si applica alle loro anime partorienti, non ai corpi.

(Platone, Teeteto)

Protagonista delle vicende politico-militari riguardanti la vita di Atene dalla guerra del Peloponneso alla restaurazione della democrazia, Socrate è considerato il pensatore che, più di ogni altro, determinò la svolta nella riflessione filosofica antica, assumendo la natura dell’uomo quale problema centrale intorno a cui investigare, a differenza degli esponenti della scuola di Mileto, interessati all’individuazione dell’archè, o principio fondativo di tutto ciò che esiste. L’influenza di Socrate fu tale da provocare la fioritura di scuole, dette appunto socratiche (platonica, megarica, cinica, cirenaica), che si ispiravano al suo insegnamento, ricostruibile non in modo diretto ma per via indiretta, attraverso le testimonianze lasciate da vari autori dell’antichità: Platone e Aristotele, per l’ambito filosofico; Senofonte, per quello storico; Aristofane, per quello teatrale.

Socrate Busto di Socrate, Museo del Louvre, Parigi

Con Socrate viene introdotto nel pensiero filosofico occidentale il tema della ricerca in campo etico ed estetico: già gli antichi lo indicavano come colui che aveva piegato il metodo dialettico proprio della Sofistica al percorso di conoscenza interiore, in virtù del quale non solo veniva confutata la presunzione di sapere, tipica di molti fra gli interlocutori del filosofo, ma si accedeva ad una nuova forma di sapere, la “dotta ignoranza”, frutto della cosiddetta maieutica (1). “So di non sapere” è, del resto, il motto che sintetizza lo sbocco del personale itinerario di Socrate alla ricerca della verità, così come indicatogli, secondo la sua stessa testimonianza, dall’oracolo di Delfi.

In continuità con il movimento della Sofistica, sviluppatosi a partire dal V° secolo a.C. in concomitanza con l’evoluzione socio-politica connessa alla crisi dell’aristocrazia e all’ampliamento dell’accesso alle cariche pubbliche da parte di ceti sino ad allora esclusi, anche Socrate incentra la propria riflessione sull’uomo e sul suo inserimento nel contesto sociale, ma con una importante differenza: i Sofisti, infatti, non erano pervenuti alla determinazione dell’essenza profonda dell’uomo; Socrate, invece, la individua chiaramente nell’anima o psyché.

Se l’uomo è, fondamentalmente, la propria anima, ne discende che il compito prioritario dell’esistenza è la ricerca di se stessi e l’adozione di uno stile di comportamento il più possibile coerente con la propria natura. Nella maieutica socratica, l’argomentare dialettico, impiegato sovente dai Sofisti come sterile contesa verbale, diventa lo strumento per eccellenza di tale ricerca, grazie alla quale è possibile spogliarsi delle proprie presunte convinzioni e accedere ad una nuova dimensione di sapere.

Si comprende, quindi, che se l’esercizio della virtù consiste nello svolgimento dell’attività che meglio perfeziona ciascuna realtà, facendola diventare ciò che deve essere, per Socrate tale virtù coincide in via prioritaria con la conoscenza, grazie alla quale l’animo umano si realizza e si consolida. Mediante la virtù della conoscenza, inoltre, l’uomo esercita un fattivo dominio della propria componente animale-istintuale, conseguendo un sempre più elevato grado di libertà interiore; non solo, ma la vita secondo virtù permette di raggiungere l’autentica felicità, che non dipende dall’accumulo di beni materiali o dal godimento di piaceri effimeri, ma dall’armonia e dall’ordine interiori.

Come si può chiaramente comprendere, dunque, il metodo socratico e l’ideale della vita secondo ragione sono posti al servizio di istanze in primo luogo etiche e formative: l’insegnamento di Socrate mira, innanzitutto, a formare un uomo migliore e non semplicemente un acuto ragionatore, anche se, indubbiamente, il dialogo socratico, scandito dalla “confutazione” delle false certezze e dalla maieutica della verità, rappresentò un contributo decisivo allo sviluppo dell’argomentazione logica.

La sua influente personalità guadagnò a Socrate notevole ammirazione ma anche molte invidie ed inimicizie nell’Atene del tempo, ove fu accusato di empietà e condannato a morte per avvelenamento nel 399 a.C. L’esemplare morte del maestro, disposto a perdere la vita pur di non rinnegare la propria dottrina, impressionò moltissimo uno dei suoi allievi, Platone, che ne derivò un’acuta passione politica, destinata ad assumere un posto centrale nella successiva elaborazione del suo pensiero.

Note

(1) L’arte maieutica, nell’antica Grecia, consisteva nell’esercizio dell’ostetricia. Socrate paragona la propria dialettica, grazie alla quale faceva emergere nell’interlocutore la consapevolezza della verità, all’abilità di una levatrice e tale professione fu, non a caso, praticata dalla stessa madre del grande pensatore.

 

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