Skopas (prima meta del IV° secolo)
Insieme a Prassitele e a Lisippo, Skopas è uno degli artisti che meglio interpretarono la crisi dei valori tradizionali su cui si era basata, sino a quel momento, la civiltà greca, in conseguenza delle drammatiche vicende costituite dalla prolungata guerra del Peloponneso, dal tentativo di soppressione del governo democratico ad opera dei Trenta Tiranni, dall’affermazione della supremazia macedone in seguito alla sconfitta ateniese nella battaglia di Cheronea nell’anno 338.
Come si può facilmente comprendere, l’espressione artistica, nelle sue varie forme, non potè fare a meno di recepire le tensioni del momento storico e dare loro forma visibile in una modulazione caratterizzata dalla centralità della figura umana in movimento, rispetto alla statica armonia delle forme tipica del periodo precedente.
Testa di divinità femminile, IV° secolo, Museo Archeologico di Atene
Opera altamente rappresentativa della nuova sensibilità è la Mènade danzante, conservata allo Skulpturensammlung di Dresda, raffigurante una seguace di Dioniso in preda alla furia orgiastica che caratterizzava le cerimonie in onore del dio: l’osservatore può notare senza difficoltà la perdita definitiva della tensione all’equilibrio e alla proporzione fra le singole parti anatomiche, propria del canone policleteo, e la netta predilezione per i contrasti di luce improvvisi e violenti, per gli scatti repentini, per le torsioni dinamiche del corpo della donna. La “Mènade”, non a caso, è considerata la sintesi più compiuta del pàthos che contraddistingue lo stile scopadeo, ravvisabile pure nel fregio dell’ “Amazzonomachia”, realizzato per il Mausoleo di Alicarnasso, fatto erigere per il marito dalla consorte del re di Caria. Anche in quest’opera le figure prendono vita in forte opposizione rispetto al fondo liscio, creando dinamici contrasti di luce-ombra che segnano il contorno delle singole raffigurazioni.
Menade dal museo Pushkin, opera dello scultore Skopas
Autore: Marinella Testori
