Platone
(428/427 a.C. – 348/347 a.C.)
Il filosofo, avendo dimestichezza con ciò che è divino e ordinato, diviene egli pure ordinato e divino, per quanto è possibile all’uomo
(Platone, Repubblica)
I pensatori della Scuola di Mileto, i presocratici, si erano occupati della ricerca del principio di tutto ciò che esiste, da essi definito a partire da alcune componenti naturali (acqua, fuoco, aria). Nessuno di essi, però, tranne Anassogora, che si era spinto ad ipotizzare la necessità di un’Intelligenza superiore, aveva teorizzato l’esistenza di un ordine di cause diverso e superiore a quello dell’orizzonte sensibile. Tale fu, invece, il contributo fondamentale di Platone che, non a caso, segna uno spartiacque nella storia del pensiero occidentale: a lui, infatti, si deve l’individuazione di due livelli dell’essere, quello percepibile dai sensi e quello immateriale o intelligibile. Con Platone, in sintesi, viene per la prima volta affermato che il cosmo nel quale l’uomo è inserito non costituisce più l’unica realtà: accanto a ciò che è visibile esiste una dimensione superiore rappresentata dalle Idee o Forme le quali, secondo Platone, costituiscono le vere cause di tutto ciò che esiste.
Il 408-407 a.C., anno dell’incontro con Socrate, rappresentò il momento di svolta nella vita del futuro maestro di Aristotele: Platone, infatti, pose l’inventore della maieutica quale protagonista indiscusso della maggior parte dei suoi “Dialoghi”, opere di carattere dialettico in cui vengono trattati, nella modalità del dibattito, numerosi argomenti di tema gnoseologico e politico. Secondo molti studiosi, peraltro, il complesso del pensiero platonico non è contenuto nei soli “Dialoghi”, ma si deve rintracciare anche nelle cosiddette “dottrine non scritte”, rintracciabili in modo indiretto negli scritti di altri autori, in particolare Aristotele.
La distinzione attuata da Platone fra i due livelli della realtà si riverbera in modo determinante sulle principali questioni che animavano la riflessione filosofica del tempo:
- a livello ontologico (ossia sul piano della dottrina dell’essere), tutto ciò che ricade sotto il dominio dei sensi non è altro che la copia, il riflesso sbiadito delle Idee, nelle quali soltanto esiste la pienezza dell’essere, e che sono poste da Platone in rapporto con gli oggetti sensibili in un primo momento per partecipazione, in una fase successiva per imitazione e, infine, in modalità dialettica: il mondo delle Idee è in rapporto con il mondo della natura attraverso una serie di articolazioni successive che, dal principio sommo dell’essere, conducono alla sua progressiva degradazione nell’unione con la materia. In tale quadro, l’uomo è chiamato a sganciarsi dal livello di conoscenza attingibile unicamente grazie alla percezione sensoriale e a muoversi verso un grado superiore di consapevolezza, attraverso il percorso della conoscenza, che si snoda in quattro gradi: immaginazione, credenza, ragione discorsiva ed intelletto
- a livello psicologico (ossia sul piano della dottrina dell’anima), la frattura tra sensibile ed intelligibile non può non ripercuotersi sull’umana esistenza, determinando una costante, sempre insoddisfatta, tensione dell’uomo verso un livello di pienezza di vita coincidente con il raggiungimento della verità. E’ l’amore (eros) intellettuale a sospingere l’essere umano verso tale pienezza, e dalla contemplazione delle Idee, perfezione dell’essere e dell’ordine, deriva una condotta improntata all’equilibrio tra le varie istanze (intellezione, sentimento, volizione) che caratterizzano l’animo umano
- a livello politico (ossia sul piano dell’organizzazione dei rapporti fra i singoli appartenenti ad un medesimo Stato), la ricerca della verità e del bene ha importanti conseguenze per la vita delle persone, in quanto si traduce in un modello statale improntato alla reciproca armonia fra le varie componenti: i governatori o filosofi, corrispettivo dell’anima intellegibile; i guerrieri, aventi funzioni di difesa dell’ordine costituito, che corrispondono all’anima irascibile; gli artigiani e gli uomini dediti al commercio, corrispondenti all’anima concupiscibile.
Platone in una incisione ottocentesca
Oltre ai “Dialoghi”, che vengono solitamente classificati in quelli “della giovinezza” o “socratici”, “della maturità” e “della tarda età”, di Platone sono note e pervenute alcune Lettere.
Dialoghi “socratici” o “della giovinezza”
- Apologia di Socrate
- Critone
- Ipparco
- Ippia minore
- Alcibiade primo
- Protagora
- Eutifrone
- Liside
- Carmide
- Lachete
- Ippia maggiore
- Ione
- Menesseno
Dialoghi “della maturità”
- Gorgia
- Menone
- Eutidemo
- Cratilo
- Repubblica
- Fedone
- Simposio o Convito
- Fedro
Dialoghi “della tarda età”
- Teeteto
- Parmenide
- Sofista
- Politico
- Filebo
- Timeo
- Crizia
- Leggi
E’ possibile rilevare come i temi filosofici (la virtù, la teoria della reminiscenza, l’immortalità delle Idee e dell’anima, l’amore) trattati nei primi dialoghi siano compendiati e ampiamente sviluppati nella “Repubblica”, opera centrale articolata in dieci libri, nella quale Platone descrive la struttura ideale dello Stato in funzione della sua dottrina. Frutto di un’incessante ricerca speculativa, il pensiero di Platone si caratterizza per una continua evoluzione sino all’età avanzata del filosofo che, nelle ultime opere, cerca di offrire sistemazione ad alcune questioni cruciali, tra cui il problema morale, la struttura del cosmo, i compiti dello Stato.
Autore: Marinella Testori


