Plotino


 

Ammiano Sacca

Plotino (203/205 – 270 d.C.)

Finchè un essere non possiede il Bene, vuole un’altra cosa; quando la possiede, egli vuole se stesso: la presenza del Bene in lui non dipende dal caso né è estranea alla sua volontà: la sua essenza è definita dal Bene e, per esso, appartiene a se stessa

(Plotino, Enneadi, VI, 8)

E’ stato affermato che tutto il pensiero filosofico occidentale non sarebbe altro che una lunga serie di annotazioni esplicative a margine delle opere di Platone (1): un’affermazione evidentemente iperbolica, che però coglie e sintetizza l’importanza capitale del pensiero platonico per i successivi sviluppi.

Tale consapevolezza era, del resto, già viva presso gli antichi: nel periodo compreso fra il III° e il VII° secolo si snoda, infatti, il percorso della scuola neoplatonica, fondata ad Alessandria dal filosofo Ammonio Sacca, che ebbe tra i suoi discepoli più illustri Plotino.

Nativo di Licopoli, località egiziana, Plotino fu allievo di Ammonio tra il 232 e il 243 d.C., per poi trasferirsi a Roma dove aprì una sua propria scuola, che assurse ben presto a notevole prestigio. Il complesso dell’insegnamento plotiniano fu posto per iscritto da Porfirio nei volumi delle “Enneadi”, che in sei gruppi di nove trattati ciascuno racchiudevano i contenuti delle lezioni impartite dal maestro.

E’ possibile notare come nella corrente neoplatonica fossero confluiti motivi di pensiero propri di numerose scuole: dal medioplatonismo al neopitagorismo, dal neoaristotelismo sino a culti e dottrine di origine orientale. Lo stesso Plotino, che pure aspirava ad offrire un commento e una rilettura della dottrina di Platone, in realtà diede vita ad un’autentica rifondazione della metafisica così come era stata sino ad allora elaborata.

Centrale, nella riflessione plotiniana, è il tema dell’Uno quale principio di suprema unificazione e scaturigine di vita per tutto ciò che esiste. L’Uno viene denominato anche Bene, perchè esso è ciò di cui tutte le cose hanno assolutamente necessità per poter esistere. Secondo Plotino, l’Uno, in primo luogo, si “autopone”, si “autocrea”; in secondo luogo, da esso procedono tutte le cose, in un movimento per cui la suprema Unità, ponendo se stessa come potenza infinita, necessariamente si espande diventando principio di realtà.

Dalla prima, fondamentale ipòstasi (l’Uno) derivano le altre due: lo Spirito, corrispettivo delle Idee platoniche, e l’Anima, causa del mondo sensibile. Le tre ipòstasi stanno fra di loro in un rapporto di reciproca “contemplazione”, per cui esistono un’attività specifica di ognuna di esse e un’attività che procede da ciascuna: in particolare, si deve all’Anima, caratterizzata da tre livelli gerarchici, la processione (2) dell’universo fisico, della materia e della temporalità. In tale contesto, compito dell’uomo è quello di tendere alla libertà, intesa come recupero dell’unione con l’Uno-Bene attraverso l’esercizio della virtù e la progressiva purificazione sino a raggiungere uno stato, per così dire, di iper-razionalità, denominato estasi, in cui l’anima umana è completamente piena dell’Uno, in-diata.

“Spògliati di tutto” – delle rappresentazioni mentali, degli affetti, della parola e della stessa ragione dialettica – è, non a caso, il motto plotiniano che sintetizza il movimento dell’anima in tensione verso il Principio assoluto da cui essa, in ultima analisi, dipende.

Oltre a quella originaria di Ammonio Sacca e a quella romana di Plotino, nella tarda antichità sorsero altre scuole di orientamento neoplatonico: in Siria, istituita da Giamblico; a Pergamo, su iniziativa di Edesio, allievo di Giamblico; ad Atene, che annoverò Proclo tra i suoi principali esponenti, e di nuovo ad Alessandria, in contemporanea con la scuola ateniese e nella quale si distinse la figura di Ipazia. In generale, rispetto all’insegnamento plotiniano, le scuole successive si caratterizzarono per una significativa combinazione della componente filosofica con quella religioso-esoterica.

(1) Tale considerazione venne espressa da Alfred North Whitehead, filosofo del Novecento attivo a Cambridge.

(2) E’ importante porre attenzione a questo termine: secondo Plotino, infatti, non esiste “creazione” nel senso biblico del termine. Dio – o l’Ente supremo – non crea per amore o per atto di libera volontà, ma in virtù del fatto che il Principio supremo, “ponendo” se stesso, si espande per necessità, dando vita a ciò che è altro da se stesso.

 

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