Pirrone


 

Pirrone

Pirrone (365 a.C. – 270 a.C.)

Pirrone affermava che non v’è nessuna differenza tra vita e morte.

Un tale gli disse: “Perchè dunque tu non muori?”,

ed egli: “Perché non c’è nessuna differenza”, rispose

(Diogene Laerzio, Vite dei filosofi)

Questo, o Pirrone, il mio cuore desidera udire,

come mai, ancor uomo qual sei, vivi serenamente in quiete

tu solo agli uomini facendo da guida come un dio

(Timone)

Partecipe dell’impresa di conquista in Oriente intrapresa da Alessandro Magno, Pirrone, inizialmente seguace della dottrina dell’atomismo, fu iniziatore e capofila della scuola scettica, una delle correnti filosofiche che contraddistinsero l’epoca ellenistica.

Lo scetticismo (dal greco sképsis che significa “ricerca”, “dubbio”) si articola lungo tre linee di sviluppo e di affermazione: la prima, per la quale si parla più propriamente di “pirronismo” (seconda metà IV° sec. a.C. – III° sec. a.C.), rappresentata appunto da Pirrone, che ne gettò le basi, e da Timone di Fliunte; la seconda (III° sec. a.C. – II° sec. a.C.), coincidente con l’attività dell’Accademia platonica sotto la guida di Arcesilao e di Carneade; la terza (fine I° sec. a.C. – II° sec. d.C.), infine, contraddistinta dal neopirronismo dialettico professato da Enesidemo e da Agrippa e dal neopirronismo empirico sostenuto da Sesto.

Sono essenzialmente tre le asserzioni che caratterizzano la dottrina pirroniana:

  • ciò che esiste è mera apparenza e, rispetto ad essa, i sensi non sono in grado di offrire attestazione né vera né falsa. La realtà sensibile è del tutto “indifferenziata” e “indiscriminata” in confronto al “divino” e al “bene”, che solo è dotato di senso

 

  • la disposizione interiore dell’uomo verso la realtà esterna non può che essere all’insegna dell’astensione da ogni giudizio, da ogni inclinazione e da ogni agitazione. In un quadro segnato dall’indifferenza degli oggetti e dall’impossibilità di discernere opinioni vere o false, è chiaro che su ogni cosa non sarà possibile dire altro che “è non più che non è”;

 

  • se intorno a ciò che esiste non è possibile esprimere nulla di certo, il saggio, secondo Pirrone, è chiamato a coltivare l’afasia (assenza di parola) e l’imperturbabilità, ossia la pace che non conosce turbamento alcuno pure di fronte alle più svariate circostanze. Queste ultime, infatti, non sono che mera indifferenza, pura apparenza a paragone della vita secondo la “natura del divino e del bene”. Tale impostazione rigorosamente austera della vita morale derivò forse a Pirrone dall’influenza su di lui esercitata dai gimnosofisti, sapienti indiani incontrati durante il viaggio al seguito di Alessandro Magno, che vivevano nelle selve dedicandosi all’ascesi.

 

Le posizioni di Pirrone conobbero un approfondimento e una radicalizzazione significativi durante il periodo “accademico”, segnato dalla direzione di Arcesilao – che condusse una strenua battaglia contro il criterio veritativo indicato dagli Stoici1 a tutto vantaggio del vivere secondo “ragionevolezza” – e da quella di Carneade, sostenitore del criterio della “probabilità” quale regola dell’agire umano. Enesidemo promosse, invece, un recupero delle originarie posizioni pirroniane attraverso l’elencazione di dieci argomenti (o “tropi”),nei quali viene ribadita l’impossibilità di pervenire ad una conoscenza oggettiva della realtà esterna, alla luce della sua fondamentale “indifferenza”; come, del resto, si evince dagli scritti di Sesto Empirico (in particolare le “Ipotiposi” o “Schizzi pirroniani”), lo scetticismo esprime una critica lucida e serrata nei confronti dei sistemi consolidati di pensiero, soprattutto di tipo metafisico e dogmatico, per privilegiare un approccio più pragmatico alla realtà: se all’uomo non è consentito raggiungere un idoneo livello di certezza conoscitiva, il suo impegno si rivolgerà all’assunzione di uno stile di vita che, nelle scelte concrete, tenda al distacco dalle passioni quale “bene sommo” a cui aspirare.

1Com’è noto, la rappresentazione secondo verità (detta anche “rappresentazione catalettica”) si attua quando il soggetto liberamente offre il proprio assenso all’impressione esercitata sull’anima dal contatto con gli oggetti esterni. E’ interessante notare come, nel suo sviluppo accademico, lo scetticismo si contrapponga ad un’altra scuola, la stoica, pure di età ellenistica e anch’essa attestata su posizioni di rottura rispetto all’impostazione metafisica di stampo platonico.

 

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