Epitteto di Ierapoli


 

Epitteto (50-120 d.C. )

Che cosa si cura di tutto? La scelta morale. Che cosa distrugge totalmente l’uomo, ora con la fame, ora col cappio, ora gettandolo da un precipizio? La scelta morale. E, allora, che cosa c’è di più forte negli uomini?

(Epitteto, Diatribe, II 23)

Nativo di Ierapoli, località della Frigia, Epitteto fu esponente, insieme a Seneca e a Marco Aurelio, della corrente di pensiero dello Neostoicismo, sviluppatasi a Roma in età imperiale. La cultura romana fu particolarmente ricettiva nei confronti della dottina stoica, che rielaborò accentuandone alcuni aspetti, in particolare l’orientamento etico a scapito di quello logico e fisico (1), l’impostazione individualistica e l’intenso sentire religioso.

L’insegnamento di Epitteto, raccolto e trascritto dal discepolo Arriano di Nicomedia nelle cosiddette “Diatribe”, si può agevolmente sintetizzare nel motto “sustine et abstine”, ossia “sopporta il dolore e astieniti (dai beni apparenti)”: accanto al rigore morale che lo rende forte di fronte alle avversità, infatti, l’uomo saggio, grazie alla facoltà logico-razionale o “proháiresis”, che lo caratterizza rispetto ad ogni altro essere vivente, esercita un accorto discernimento tra ciò che dipende dalla sua volontà, e quindi è gestibile, e ciò che, al contrario, si sottrae alla sua facoltà di controllo(2). L’uomo, in ultima analisi, è chiamato ad una scelta di fondo, in base alla quale egli si orienta decisamente verso il perseguimento di ciò che da lui dipende, respingendo l’indebito attaccamento ai beni materiali ma anche anche alla vita stessa, che sfuggono all’arbitrio del singolo. Non è possibile scegliere quale corpo avere, quanto a lungo si debba vivere o da quali genitori nascere, ma è invece in potere dell’uomo decidere con quale atteggiamento porsi di fronte alle circostanze: “Tu non sei né carne né peli, ma scelta morale – dice Epitteto – e se questa sarà bella, tu sarai bello”.

Accanto a tale impostazione rigorosamente razionale della vita morale, nella riflessione di Epitteto spicca il concetto di libertà intesa come sottomissione al “volere di Dio”: esso è coerente con l’inteso afflato religioso che pervade la riflessione del filosofo, in alcuni tratti affine a quella di ispirazione cristiana, anche se intatta rimane la concezione materialistica dell’universo, tipica dello stoicismo.

Tale anelito di libertà risulta tanto più significativo se si considera che Epitteto, attivo a Roma sino all’ascesa al trono di Domiziano, era di condizione servile e continuò a professare la propria filosofia anche quando, dopo aver lasciato la città in seguito alla politica censoria esercitata dall’imperatore, si stabilì a Nicopoli d’Epiro.

Note

(1) Logica, fisica ed etica erano, secondo gli Stoici che, a loro volta, ripresero una distinzione operata da Senocrate, le tre branche nelle quali si ripartiva il sapere filosofico.

(2) La facoltà logico-razionale o “prohàiresis” si esprime, secondo Epitteto, in due tipologie di giudizio: la diairesi, in base alla quale l’uomo è in grado di discernere ciò che dipende dalla sua volontà e ciò che, invece, gli sfugge, e la controdiairesi, che consente all’uomo di affermare come dipendente dalla propria volontà ciò che non lo è (e viceversa).

 

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