Diogene di Sinope


 

Diogene

Diogene (412 a.C. – 323 a.C.)

Mentre un giorno Diogene stava prendendo il sole nel Craneo,

sopraggiunse Alessandro e gli disse: “Chiedimi quello che vuoi”.

E Diogene gli rispose: “Non farmi ombra e ridammi il mio sole”

(Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 38)

A chi non è capitato di vedere, in qualche fumetto, la raffigurazione di Diogene che, con una lanterna in mano, si muove “alla ricerca dell’uomo”? Un’immagine provocatoria per una filosofia tra le più radicali mai elaborate in Occidente, nella quale fu portato alle estreme conseguenze uno dei tratti caratteristici delle scuole di pensiero di epoca ellenistica: la centralità dell’individuo.

Fondatore della scuola cinica, in verità, era stato Antistene (436 a.C. – 366 a.C.), immediato predecessore di Diogene nonché discepolo di Socrate. I suoi seguaci venivano detti “cinici” o “cani”, dal nome del luogo, il ginnasio Cinosarge, ove solevano raccogliersi. La dottrina di Antistene si caratterizzava per uno spiccato nominalismo, in virtù del quale intorno alle cose e agli oggetti esterni non si riteneva più possibile indicare l’idea, il concetto, come nell’impostazione platonica, ma unicamente la loro mera denominazione. Tale limitatezza sul piano conoscitivo aveva un suo corrispettivo nella condotta pratica dell’individuo, chiamato a spogliarsi dell’eccedente e del non necessario e a vivere secondo natura.

Diogene  Diogene nella sua “botte” in un dipinto di Sir Lawrence Alma Tadema

Diogene di Sinope, successore di Antistene e rappresentante per eccellenza della scuola, aveva consapevolmente assunto uno stile di vita all’insegna della completa rottura con tutte le convenzioni sociali: secondo attestazioni già diffuse nell’antichità, infatti, egli “fu il primo a raddoppiare il mantello per necessità anche di dormirci dentro, e portava una bisaccia in cui raccoglieva le cibarie; si serviva indifferentemente di ogni luogo per ogni uso, per far colazione o per dormire o per conversare” (1). Attraverso tali comportamenti, che con termine moderno si potrebbero definire “di protesta”, Diogene intendeva affermare la sostanziale inutilità di tanti oggetti e di tante costruzioni teoriche per la vita dell’uomo: ciò che conta, infatti, è il minimo indispensabile per la propria sussistenza, la libertà dai vani piaceri e dalle esigenze superflue che, non di rado, segnano e appesantiscono l’esistenza. Tale libertà, nella quale si sintetizza la filosofia di Diogene, diventava, al limite, sinonimo di arroganza e di spregiudicatezza a livello di parola e di azione (2): non a caso, ai successivi esponenti della scuola, quali Menippo di Gadara e Bione di Boristene, si deve lo sviluppo del genere letterario della diatriba, all’insegna della polemica aspra e della satira pungente, poi ripreso in ambito latino da Luciano di Samosata.

Tra gli immediati discepoli di Diogene, che ne recepirono e proseguirono l’esempio, occorre, infine, ricordare la figura di Cratete, noto per la sua posizione apolide (3): “La mia patria – egli diceva – non ha una torre sola né un tetto solo; ma dove ci è possibile vivere bene, in ogni punto di tutto l’universo, là è la mia città, là è la mia casa”.

Note

(1) La testimonianza è fornita da Diogene Laerzio, autore delle “Vite dei filosofi”. Può essere interessante rilevare come una rara patologia psichiatrica, che colpisce soprattutto persone anziane, venga definita “sindrome di Diogene” in quanto chi ne è colpito tende pericolosamente a vivere ai margini del tessuto sociale, in volontaria indigenza e trascuratezza.

(2) Non a caso, nell’accezione moderna il termine cinismo indica un “modo di sentire, di comportarsi e sim. caratterizzato da indifferenza e disprezzo nei confronti di qualsiasi ideale umano” (Il Nuovo Zingarelli. Vocabolario della lingua italiana, 1988).

(3) Letteralmente “senza città” e, quindi, “senza patria.

 

Questo articolo ha un commento

  • Pietro scrive:

    E’ possibile sapere l’autore del dipinto di Diogene il Cinico nella botte in compagnia di tre cani?
    Vi sono grado se avessi questa notizie, in attesa di una vostra risposta Vi auguro un buon lavoro.
    Pietro

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