Epicuro (341 a.C. – 271 a.C.)
La morte per noi è nulla. Difatti, quanto si è dissolto non ha più sensibilità,
e quanto non è più sensibile è nulla per noi
(Epicuro, Massime capitali, II)
Insieme a quella stoica, la scuola epicurea caratterizzò l’epoca ellenistica, di cui recepì e interpretò le istanze e le inquietudini. Il suo fondatore, Epicuro, inizialmente allievo di Panfilo, un platonico, e di Nausifane, aderente alle posizioni democritee, nel 306 a.C. fondò ad Atene il “Giardino”, nel quale avviò l’insegnamento e la diffusione della propria dottrina, contraddistinta da una completa rottura non solo con le posizioni consolidate di impronta platonico-aristotelica, ma anche con quelle più innovative che si stavano diffondendo in quel medesimo periodo (cinismo, stoicismo).
Il pensiero di Epicuro costituì un’autentica rivoluzione nel quadro del pensiero antico e intese proporsi quale messaggio di pace e serenità in un mondo attraversato da tensioni di rinnovamento come quello che stava nascendo sulle macerie dell’antica polis ateniese e della correlata organizzazione socio-politica.
Se Platone aveva svalutato la percezione sensibile dando priorità alla dimensione intelligibile, la logica di Epicuro, posta dal suo elaboratore quale parte del proprio sistema di pensiero accanto alla fisica e all’etica, secondo una tripartizione risalente a Senocrate, discepolo di Platone e successore di Speusippo a guida dell’Accademia, pone la sensazione a criterio infallibile di verità, unitamente alle “prolessi”, o rappresentazioni mentali fornite dalla “memoria di ciò che spesso si è mostrato dall’esterno”, e ai sentimenti di piacere e di dolore, il cui valore veritativo si basa sulla loro immediata evidenza.
Epicuro, raffigurato nella Cappella Sistina in Vaticano
Un’impostazione analogamente materialistica connota la riflessione cosmologica di Epicuro, che riprende le dottrine degli antichi Atomisti, affermando l’impossibilità della generazione dal nulla, l’esistenza dei corpi e del vuoto quali elementi costitutivi della realtà, l’infinitudine del numero dei corpi e dell’estensione del vuoto, l’indivisibilità degli atomi in quanto elementi primi di tutto ciò che esiste, e introducendo alcune importanti differenze, in particolare la teoria del clinamen, o declinazione degli atomi.
Materiale è, dunque, l’essenza dell’universo e di ogni realtà esistente, compresi l’uomo e l’anima, e la materialità rappresenta pure l’essenza del bene morale, oggetto della ricerca dell’uomo saggio. Secondo Epicuro, tale bene coincide con il piacere derivante dall’aponìa (o “assenza di dolore nel corpo”) e dall’atarassìa (o “assenza di turbamento nell’anima”): per conseguirlo, l’uomo dovrà rivolgere l’attenzione alla propria interiorità, distogliendosi da tutto ciò che non è strettamente connesso con le necessità di sussistenza (cibo, riposo etc) e, quindi, anche dall’attività politica, a cui si associano sempre aspirazioni causa, a propria volta, di agitazione e dispersione.
L’ideale supremo di saggezza è il conseguimento di uno stato in cui ogni timore – compreso quello della morte – si vanifica: in una visione materialistica, per cui ogni realtà non è altro che un aggregato di atomi soggetto a dissoluzione e a ricostituzione continue, l’uomo può davvero essere “felice anche fra i tormenti”, come dice Epicuro, perchè nulla potrà più fargli davvero del male.
Autore: Marinella Testori

