Marco Tullio Cicerone (106 a.C. – 43 a.C.)
opere principali: De imperio Gn. Pompei, De lege agraria, In L. Calpurnium Pisonem, In Catilinam, In Verrem, Philippicae orationes, Pro T. Annio Milone, Pro M. Caelio, Pro G. Cornelio, Pro M. Marcello, Pro P. Sestio, Pro L. Valerio Flacco.
Uomo politico, pensatore, avvocato e scrittore, il poliedrico profilo di Cicerone si staglia monumentale sullo sfondo delle vicende della Repubblica romana, di cui fu convinto e strenuo interprete nelle molteplici istanze che la caratterizzarono. Dotato di brillantissimo intelletto, Cicerone, accanto alla carriera politica, coltivò molteplici interessi, in particolare in ambito filosofico, mediante l’elaborazione di una proposta di sintesi fra epicureismo e stoicismo, le due dottrine più diffuse al suo tempo, sfociata nel pensiero eclettico, e in ambito oratorio, attraverso l’elaborazione di numerosi trattati di retorica e di centinaia di discorsi, scritti per le diverse circostanze (interventi in Senato o in tribunale) nelle quali l’autore si trovava ad operare. Nell’esperienza di Cicerone, pensiero e parola non sono due realtà disgiunte: al contrario, esse devono armonizzarsi così che molti dei princìpi retorici vengono da lui elaborati in stretta dipendenza da quelli filosofici. Secondo Cicerone, per qualificarsi come oratore non è sufficiente conoscere, sia pure in modo perfetto, tutti i più riposti trucchi dell’arte di parlare, ma occorre lasciar trasparire una perfetta padronanza dell’argomento di cui si intende trattare: l’oratore non si identificherà con uno stile specifico (“attico” o “asiano”), ma saprà abilmente impiegare tutti gli stili a disposizione, a seconda delle circostanze e dell’uditorio a cui si rivolge, e a tale scopo dovrà disporre di un’ampia ed approfondita cultura.
Autore: Marinella Testori

