Isocrate (436 a.C. – 338 a.C.)
opere principali: Ad Archidamo, A Nicocle, Antidosi, Contro i Sofisti, Encomio di Elena, Evagora, Filippo, Panatenaico, Panegirico, Sulla pace; varie orazioni di argomento giudiziario.
Maestro nella sua celebre “scuola”, che ad Atene formava i futuri protagonisti della vita pubblica cittadina grazie all’importanza conferita all’arte della retorica, Isocrate fu uno dei più convinti assertori dell’unità della Grecia e di tutte le sue città intorno alla capitale ateniese quale requisito fondamentale per poter affrontare ogni situazione di rischio, in particolare proveniente dall’esterno, come nel caso, ad esempio, dell’avanzata persiana. Non è, quindi, difficile immaginare quale trauma e delusione avessero per lui rappresentato la progressiva perdita d’indipendenza della patria e, nel 338 a.C. – non a caso l’anno della sua morte -, la definitiva affermazione del predominio di Filippo II di Macedonia nella battaglia di Cheronea. Il complesso delle opere isocratee comprendeva numerose orazioni, delle quali solo ventuno, attribuibili con certezza all’autore, sono pervenute. A differenza di Demostene, la cui oratoria è eminentemente di tipo politico, lo stile e le argomentazioni sviluppati da Isocrate sono prettamente di tipo epidittico o esortativo: ciò che maggiormente gli sta a cuore è la formazione del proprio ascoltatore, in virtù della quale diventa possibile, sul lungo periodo, conseguire quei cambiamenti che Demostene, invece, si prefigge di raggiungere grazie all’azione diretta.
Autore: Marinella Testori
