Scipione l’Africano (Publio Cornelio)


 

Publio Cornelio Scipione detto Africano Maggiore

nome: Publio Cornelio Scipione (235 a.C. – 183 a.C.) detto Africano Maggiore

origini: aristocratiche

famiglia: figlio di Publio Cornelio Scipione; padre di Lucio Cornelio Scipione e di Cornelia

Con la denominazione di “Circolo degli Scipioni” si allude ad un sodalizio che, nel corso del II° secolo a.C., riunì a Roma gli esponenti di alcune tra le famiglie più in viste della città, accomunati da interessi per la cultura greco-ellenistica nelle sue varie manifestazioni. Ad esso appartenne anche Publio Cornelio Scipione detto l’Africano Maggiore, da non confondersi con il padre, che ricoprì il consolato nel 218 a.C., anno dello scoppio della seconda guerra punica su iniziativa del generale cartaginese Annibale, e con Publio Cornelio Scipione Emiliano detto Africano minore, protagonista della fase finale della terza guerra punica e della disfatta di Cartagine nel 146 a.C.

Sin dalle prime notizie su di lui riportate, Scipione Africano Maggiore si distinse nello scontro epocale contro l’indomita potenza di Cartagine che, nell’anno 218 a.C., durante il periodo del consolato del padre, aveva portato l’attacco contro Roma nella cruciale battaglia del Ticino, cosiddetta dal nome del fiume lungo il quale fu combattuta. Lo scontro si concluse con una pesante sconfitta dei Romani, che ebbero così modo non solo di sperimentare sul campo la potenza dell’ avversario, ma anche di studiarne la strategia ed organizzare la controffensiva. Ma ci volle ancora qualche anno, oltre ad una nuova disfatta romana nella battaglia di Canne del 216 a.C., prima che Scipione potesse affermare la propria linea di condotta bellica, giungendo a sbaragliare il soverchiante nemico: la svolta, nella carriera dell’Africano, fu rappresentata, nel 211 a.C., dalla nomina a proconsole della penisola iberica, sulla quale Cartagine esercitava il proprio controllo. Grazie ad un’accorta politica di alleanze con le popolazioni locali, ma anche ad uno stile di grande umanità e correttezza verso le città di volta in volta sottomesse, Scipione avviò una capillare azione offensiva nei confronti degli avamposti cartaginesi, che vennero definitivamente eliminati dal territorio iberico con le due battaglie di Baecula (l’odierna Bailén, in Andalusia) nel 208 a.C. e di Ilipa (oggi Alcalà del Rio, sempre nella regione andalusa) nel 206 a.C.

Grazie alla concomitante azione temporeggiatrice, portata avanti strenuamente dal dictator Quinto Fabio Massimo sul fronte della penisola italica, il cerchio si andava stringendo intorno ad Annibale e al suo esercito, tanto che, dopo essere stato eletto console nel 205 a.C., Scipione manifestò apertamente il proprio intento di portare la guerra direttamente sul suolo africano.

Dopo alterne vicende, caratterizzate anche da tentativi di mediazione diplomatica, i due contendenti si fronteggiarono nella celebre battaglia di Zama (202 a.C.), località non distante da Cartagine, passata alla storia come uno degli scontri armati più spettacolari per tecnica e valore dispiegati da entrambi gli schieramenti in campo. A differenza che nelle battaglie combattute in precedenza, questa volta Roma diede prova di aver imparato dai propri errori e, grazie alla mirabile tattica di Scipione, riuscì ad opporre resistenza ai Cartaginesi e al loro poderoso esercito in cui militavano persino enormi elefanti, riportando la vittoria definitiva. Lo scontro di Zama, che poneva fine alla seconda guerra punica, segnò per Scipione la consacrazione del proprio prestigio quale generale e condottiero di truppe: nessuno come lui era riuscito, sino a quel momento, non solo a fronteggiare l’antagonista cartaginese ma, addirittura, ad annientarlo sul suo stesso suolo!

E’ vero che, di lì a qualche anno, la città africana avrebbe rialzato la testa nel corso della terza guerra punica, svoltasi tra 149 e 146 a.C., ma, nel frattempo, Cartagine dovette pagare un consistente risarcimento di guerra, oltre ad aver perduto i propri domìni in terra spagnola. Insomma, il secondo bellum punicum fu per la città dell’eroico Annibale un durissimo colpo, del quale si avvantaggiò la rivale Roma, ormai libera di rivolgere il proprio interesse verso altri fronti: in particolare, gli anni tra 192 e 188 a.C. furono segnati da un contenzioso con il re seleucide (1) Antioco III e i suoi alleati, riuniti nella confederazione detta Lega etolica, che si concluse nel 190 a.C. con la battaglia di Magnesia, che vide la schiacciante supremazia dell’esercito romano, guidato da Lucio Cornelio Scipione, fratello dell’Africano.

Come si può comprendere, il talento militare scorreva nel sangue degli Scipioni! Ma, non di rado in questi casi, la storia presenta figure straordinarie colpite, all’apice della gloria, da infamie e calunnie tese a screditarne l’operato: gli ultimi anni di vita dello stesso Scipione, scomparso nel 183 a.C., furono amareggiati dalle critiche e dalle feroci accuse di alcuni detrattori, che rinfacciavano all’Africano e al fratello di essersi arricchiti indebitamente durante la campagna greca contro Antioco III.

Per un singolare disegno del destino, nell’anno stesso della morte di Scipione veniva a mancare pure il suo acerrimo contendente, Annibale: forse un segno di generosa pietà della sorte, la quale rese a Scipione quella giustizia che l’ “ingrata patria”, come egli la definì, aveva cercato di offuscare durante la fase finale della sua esistenza.

Note

(1) I possedimenti dell’impero dei Seleucidi, cosiddetti dal nome del primo diadoco (o successore) di Alessandro Magno, si estendevano sull’Asia Minore, la Persia, la Siria e l’area mesopotamica.

 

Questo articolo ha 4 commenti

  • aricicciola15 scrive:

    lo trovo fantastico ………..bellissimo

  • arianna scrive:

    mi piace come spiegazione,molto semplice, grazie

  • Domenico scrive:

    Personaggio interessante he mrita di essere appofondito Mi comunichi il nome dei testi e casa editrice? ( ma forse sono in spagnolo ) Grazie

  • paolo scrive:

    Sto finendo di leggere il terzo libro di una trilogia sulla vita e l’operato (in forma di romanzo) di Publio Cornelio Scipione, lo scrittore (spagnolo) è Santiago Posteguillo ed i titolo in italiano, se verranno tradotti letteralmente, potrebbero essere: “Africanus, il figlio del console”, Le legioni maledette” ed “Il tradimento di Roma”. Consiglio vivamente a tutti di leggere questi tre stupendi libri, dopo quasi 2000 pagine di intensa lettura sulla storia che va dalla sua nascita, la sua carriera militare, i suoi successi, la sua vita privata ed il suo declino, mi fa quasi male leggere come finisce la sua vita sconfitto ed esiliato lontano dalla sua (in questo caso veramente ingrata) Roma. D’altra parte, ripensando alla storia che ci hanno insegnato a scuola, mi accorgo che chi ha operato per la distruzione degli Scipioni in vita, quasi quasi ci è riuscito anche nella posterità. Probabilmente molti sanno vagamente chi era Publio Cornelio Scipione, dato che i libri di scuola ne parlano solo fugacemente, mentre invece parlano ampiamente di altri personaggi ugualmente importanti, che però sono stati avvantaggiati dal fatto di aver avuto una vita che ha ispirato molti più libri e film, sto parlando di Caio Giulio Cesare, che probabilmente ricordando il destino del famoso Africanus e di fronte all’ostracismo del senato di Roma dopo le sue vittorie nella Gallia, decise di non commettere lo stesso errore e di prendere il potere con la forza. Probabilmente a Publio Cornelio Scipione è mancata un’avventura amorosa con qualche regina esotica e forse qualche suo libro che sia arrivato ai nostri giorni (come il caso di “De bello gallico” di Cesare), fatti che lo avrebbero sicuramente messo alla pari, in fama, a Caio Giulio Cesare.

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