nome: Lucio Cornelio Silla (138 a.C. – 78 a.C.)
origini: aristocratiche
famiglia: marito di Giulia, Elia, Cecilia Metella Dalmatica e Valeria; padre di Lucio Cornelio Silla, Cornelia Silla, Fausto Cornelio Silla, Fausta Cornelia Silla, Postumia Cornelia Silla
Appartenere ad una famiglia di origini aristocratiche non equivale necessariamente ad avere accesso immediato a cariche ed onori, se tale famiglia non gode di influenza nell’arena politica del proprio tempo. Tale fu, almeno inizialmente, il destino di Lucio Cornelio Silla, divenuto poi uno degli uomini politici più determinanti per il corso delle vicende della respublica romana, nel periodo che precedette di qualche decennio la transizione all’Impero.
Cognato dell’homo novus Gaio Mario, Silla ebbe la sua prima, grande occasione nel contesto della guerra contro Giugurta, re di Numidia, che si protrasse dal 112 al 105 a.C. e viene descritta da Sallustio nel suo Bellum Iughurtinum: nell’anno 106 a.C., infatti, Silla, grazie ad un ingegnoso stratagemma, riuscì a mettere le mani su Giugurta e a consegnarlo ai Romani. Il risultato consacrò la sua fama di abile generale, che ebbe modo di porre in luce anche nel corso di altre spedizioni sul fronte germanico, su quello orientale e nel corso della cosiddetta “guerra sociale”, combattutasi fra 91 e 88 a.C. tra Roma e le popolazioni italiche. La strada verso il potere pareva ormai spianata per Silla, che nell’88 a.C. fu eletto alla carica di console, quando iniziarono ad addensarsi le prime nubi dello scontro con Mario: l’anziano generale, infatti, avrebbe desiderato guidare la spedizione romana nella prima guerra mitridatica, uno dei numerosi conflitti che impegnarono Roma tra l’anno 88 a.C. sino al 63 a.C. contro il re della regione del Ponto, Mitridate, ma il Senato optò per Silla il quale, nel momento in cui venne a sapere che l’incarico conferitogli rischiava di essergli tolto a causa delle pressioni di Mario, alla testa di alcune legioni violò il perimetro del pomerium, il sacro recinto che delimitava Roma in quanto “urbs”, città consacrata alle divinità.
Si trattò di un fatto gravissimo e inaudito, una sorta di “punto di non ritorno” dal quale Silla, in effetti, non potè più tornare sui propri passi: ormai tutti avevano compreso le sue intenzioni e Mario, insieme a Lucio Cornelio Cinna, imparentato con Gaio Giulio Cesare, organizzarono la resistenza. In un primo tempo, l’assenza da Roma di Silla, impegnato sul fronte orientale nel conflitto con il re del Ponto, aveva agevolato l’azione repressiva dei due consoli, che promossero l’epurazione dei sostenitori di Silla e si posero saldamente al controllo della vita politica romana; ma alla morte di Cinna, avvenuta nell’anno 84 a.C. e preceduta nell’86 a.C. da quella di Mario, la situazione si ribaltò e Silla rientrò a marce spiegate in Roma, sbaragliando gli ultimi accenni di opposizione e conquistando nell’anno 82 a.C. la dittatura a vita. Anche in questo caso ci si trovò di fronte ad un evento mai visto: il ruolo di dictator, infatti, era conferito soltanto in casi di estremo pericolo per la patria, quando occorreva uno sforzo coordinato e comune di fronte ad una situazione di grave rischio per l’integrità dello stato, ed unicamente per brevi periodi di tempo.
Con la nomina a dittatore a vita, invece, Silla fu trasformato nell’unico, autentico arbritro della scena politica di Roma, sulla quale incise mediante una serie di iniziative destinate, con il tempo, a creare quel malcontento generale che sfocerà poi nella sua caduta: in primo luogo, Silla fece redigere le cosiddette liste di proscrizione, veri e propri elenchi di oppositori da eliminare senza troppi scrupoli; non solo, ma si fece promotore di una restaurazione generale del potere degli aristocratici, sino a quel momento condiviso con i cavalieri e i rappresentanti della plebe, attraverso l’ampliamento numerico e il rafforzamento delle prerogative del Senato, in particolare in ambito giudiziario.
Un ruolo decisivo nell’ascesa al potere di Silla, che si ritirò dalla politica nell’81 a.C., fu giocato dall’esercito: anche in questo caso si era creato un precedente irreversibile, poichè, come dimostrato dal successivo corso della storia di Roma, gli eserciti diventarono sempre più gli arbitri della vita cittadina, determinando il successo o la rovina di capi politici e, più tardi, degli stessi imperatori.
Il profilo di Silla fu delineato, fra gli altri, da Plutarco che, nelle sue Vite parallele, lo accosta al generale greco Lisandro.
Autore: Marinella Testori

