nome: Gneo Domizio Corbulone (15-67)
origini: aristocratiche
famiglia: cognato dell’imperatore Caligola; padre di Domizia Longina
Imparentato con l’imperatore Caligola, Gneo Domizio Corbulone lega il proprio nome di condottiero ad una serie di interventi militari svoltisi per il controllo del regno d’Armenia, conteso ai Romani dai Parti, popolazione bellicosa che per lungo tempo fu un’autentica spina nel fianco per gli imperatori, costretti ad intervenire con regolare cadenza su quel fronte.
Nerone, in particolare, colse l’importanza dell’intervento di Roma al fine di determinare l’assetto politico di quella regione e, soprattutto, di garantire una successione regale controllata dall’Impero e non dai Parti, che già nell’anno 54 erano riusciti a porre sul trono d’Armenia un sovrano a loro gradito, Tiridate, fratello del re Vologese I.
L’individuazione di Corbulone all’incarico di generale al comando delle truppe che avrebbero dovuto fronteggiare i Parti e ripristinare un re sotto il controllo romano non fu casuale: Gneo Domizio, infatti, godeva già di fama conclamata come capo di eserciti, anche grazie al suo precedente impegno lungo il confine germanico, e sotto Claudio si era distinto per il suo zelo, pure ritenuto eccessivo, nella sovrintendenza ad una serie di opere pubbliche atte a migliorare la viabilità delle strade.
Insomma, un uomo che si faceva rispettare e, se il caso, anche temere; l’uomo giusto per regolare i conti con il sempre risorgente pericolo partico. Nonostante una pesante sconfitta riportata dai Romani in località di Rhandeia, nell’anno 62, alla fine si giunse ad un accordo in virtù del quale Tiridate, succeduto a Tigrane V, il re appoggiato da Roma, sarebbe rimasto sul trono d’Armenia, ma la regione sarebbe stata trasformata in uno dei tanti protettorati dell’Urbe. La vicenda, peraltro, non si concluse qui: anche durante i regni degli imperatori successivi i Parti rialzarono costantemente la testa, costringendo Roma all’azione armata.
Sistemata per il momento una situazione tanto incandescente, Corbulone potè godere solo brevemente del proprio meritato trionfo; la gloria, si sa, sovente è un’arma a doppio taglio e il prode generale cadde vittima di un intrigo ordito contro di lui dallo stesso Nerone, che pure era stato promotore della sua straordinaria carriera: ormai in preda ai suoi deliri di grandezza, infatti, l’imperatore si era convinto che Corbulone potesse rappresentare un pericolo per la sua posizione e lo fece assassinare con il pretesto della sua partecipazione ad una delle tante congiure che, in quegli anni, venivano ordite per l’eliminazione del crudele e bizzarro sovrano.
Autore: Marinella Testori


