nome: Talete (640 a.C. – 547 a.C.)
Talete ritenne che dio fosse l’intelligenza del cosmo e che tutto fosse dotato di anima e pieno di dèi, e che una potenza divina scorresse attraverso l’elemento umido e che fosse motrice di esso
(Aezio, I 7, 11)
Come rileva Antonio Maddalena nel suo volume “Ionici, Testimonianze e frammenti” (ed. La Nuova Italia, Firenze 1963), l’affermazione di Talete secondo la quale l’acqua è il principio originario di tutto ciò che esiste si deve considerare “la prima proposizione filosofica di quella che suole chiamarsi civiltà occidentale”.
Di qui l’importanza di accostarsi a questo pensatore, le cui idee ci sono note soltanto in via indiretta, attraverso le citazioni riportate da altri autori, tra cui Aezio e Aristotele. Quest’ultimo, nel primo libro della sua opera “Metafisica”, chiarisce molto bene che “la maggior parte dei primi filosofi ritennero che i princìpi di tutte le cose fossero solo di specie materiale” e che “ciò di cui gli esseri sono costituiti, ciò da cui derivano e ciò in cui si risolvono da ultimo è principio degli esseri, una realtà che si conserva sempre pur nelle sue trasmutazioni” […]. “Talete, in particolare, sostiene che quel principio è l’acqua”.
Talete rientra nel gruppo dei filosofi presocratici, che vissero precedentemente alla comparsa di Socrate, detti anche filosofi della natura, laddove per “natura” non si deve intendere l’ambiente nel quale l’uomo vive, ma piuttosto il principio costitutivo in virtù del quale tutte le cose esistono, si conservano e nel quale si risolvono.
Tale interrogativo sull’arché, sul principio dal quale scaturisce e nel quale trova il suo compimento ogni cosa esistente, viene sollevato in un periodo contraddistinto, a livello storico, da una progressiva perdita di sacralità degli antichi miti in base ai quali veniva spiegata la genesi del cosmo e da un più spiccato orientamento verso spiegazioni razionali o, comunque, basate su ciò che concretamente era rilevabile dall’osservazione umana. Ciò è osservabile in particolare nell’area di Mileto, in Asia Minore, dove visse lo stesso Talete, interessata, tra i secoli VII° e VI° a.C., da un espansionismo e da una fioritura generali dell’economia e della cultura, anche grazie al contatto con altre contemporanee civiltà del Mediterraneo, che agevolarono lo sviluppo di atteggiamenti più pragmatici che contemplativi.
Come sopra accennato, Talete, che Platone colloca tra i cosiddetti “Sette sapienti” o “Sette savi” del mondo antico (1), individua la scaturigine di tutto ciò che esiste nell’acqua, sulla base della constatazione che essa è indispensabile per la crescita degli esseri viventi, tra cui l’uomo; ma, dall’osservazione empirica, l’acqua viene poi elevata a principio originario di vita e di conoscenza. “Non l’uomo, bensì l’acqua è la realtà delle cose”, laddove per acqua non si deve intendere il composto chimico a tutti noto, ma, come rilevato da Emanuele Severino, “ciò che vi è di identico in ogni diverso”.
L’interesse cosmologico di Talete, così come degli altri pensatori naturalisti, si riverbera ed esprime pure negli studi di geometria – si possono citare i “teoremi” a lui attribuiti dalla tradizione – ed astronomia.
Note
(1) Gli altri Sapienti o Savi individuati da Platone erano Pittaco di Militene, Biante di Priene, Solone, Cleobulo di Lindos, Misone di Chene e Chilone di Sparta.
Autore: Marinella Testori

