Prassitele


 
Apollo saurokton di Prassitele

Apollo saurokton di Prassitele

Non si conosce con precisione la data di nascita di Prassitele, scultore greco vissuto in epoca ellenistica e scomparso nel 326 a.C. Il talento artistico era di casa nella sua famiglia: con probabilità, infatti, il padre fu Cefisodoto il Vecchio, autore del bronzo Eirene e Pluto.

Nel corso del IV° secolo a.C., com’è noto, erano andati progressivamente in crisi il modello della polis e la coesione che aveva caratterizzato il mondo greco di fronte al pericolo persiano; la successiva disfatta di Atene nella battaglia di Cheronea del 338 a.C. e l’avvento di un nuovo dominatore, Filippo di Macedonia, parevano aver segnato il definitivo tramonto di quei valori sui quali si erano basati il prestigio e la forza del modello sociale ateniese. L’arte scultorea del periodo recepì e tradusse tale clima di decadenza e di crisi in una produzione contraddistinta da un’attenzione privilegiata per la figura umana in movimento: ciò si poneva in significativa contrapposizione con la strenua ricerca della perfezione e dell’ideale, che aveva caratterizzato i secoli d’oro dell’età classica, con le ieratiche realizzazioni di Fidia per il Partenone, perfette nella loro immobilità.

Come gli orientamenti filosofici, anche la scultura del IV° secolo sembra aver abbandonato la tensione verso l’assoluto, per ripiegarsi sullo studio e sulla raffigurazione dell’uomo nella sua concretezza: tale tendenza è pienamente ravvisabile nell’opera di Fidia, caratterizzata dal dolce movimento delle figure nello spazio, dall’assenza di forti contrasti di luce rispetto allo sfondo, dal sapiente equilibrio tra spazi pieni e vuoti. Per tali peculiarità le creazioni di Prassitele conobbero un notevole successo presso i Romani, che ne realizzarono numerose copie. Capolavoro del maestro era considerata, già nell’antichità, l’Afrodite di Cnido, conservata a Roma presso i Musei Vaticani: si tratta di uno dei primissimi esempi di nudo femminile e rappresenta la dea mentre si sta per immergere nell’acqua, dopo essersi spogliata. Al Museo di Olimpia è, invece, visibile l’Ermes con Diòniso bambino, statua rinvenuta nel locale tempio dedicato a Hera, di attribuzione unanimemente riconosciuta a Prassitele anche, se in base ad ipotesi successive, l’autore sarebbe un omonimo, vissuto in epoca più tarda. Al Louvre di Parigi è, invece, visibile l’Apollo Sauròctono, anche in questo caso attribuita Prassitele.

Tutte e tre le creazioni presentano tratti comuni, chiaramente indicatori del nuovo corso assunto dalla tecnica scultorea:

  • in primo luogo, lo sbilanciamento della posa dei soggetti raffigurati, che viene riequilibrato attraverso l’appoggio ad un sostegno;
  • quindi, il delicato gioco di chiaroscuro creato, per Afrodite ed Ermes, mediante l’introduzione di un drappo panneggiato, che contrasta con la luminosità delle forme corporee nude e, nell’Apollo, dai rami sporgenti e dalla sagoma del rettile appoggiata sul tronco dell’albero;
  • infine, la dolce malinconia che offusca il volto, reclinato in avanti nel caso di Ermes ed Apollo, delle divinità rappresentate.
 

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