Pertinace


 

Pertinace

nome: Publio Elvio Pertinace (126-193)

famiglia: figlio di Elvio Successus e di Lollia Acilia; marito di Flavia Titiana

padre di Publio Elvio Pertinace

La vita di Pertinace costituisce un eloquente esempio del fatto che, a volte, un’origine modesta non impedisce di raggiungere i vertici più elevati della scala sociale. Tale, infatti, fu il destino di quest’uomo, figlio di un liberto (nell’antica Roma i liberti erano gli schiavi che si erano affrancati dai loro padroni, pur continuando a vivere con loro), che percorse l’intero cursus honorum, come allora veniva denominata la carriera politica, sino a farsi eleggere imperatore.

Pertinace, a far data dal regno di Marco Aurelio, si distinse nello svolgimento di numerosi incarichi militari, tra cui il tribunato e la prefettura, sino a ricoprire il ruolo di console nell’anno 175 e di governatore nel 179. Il fronte su cui si trovò inizialmente ad operare fu quello germanico-orientale; tornato alla vita pubblica dopo un breve periodo di lontananza, causatogli dall’allontamento dal Senato su iniziativa dell’allora prefetto del pretorio, Pertinace fu a capo della Guardia pretoriana, il corpo militare deputato alla difesa della persona dell’imperatore, durante il regno di Commodo, figlio di Marco Aurelio e di Faustina Minore. Quand’ecco la svolta: nel 192 Commodo venne liquidato da una congiura di palazzo e la corona imperiale fu offerta a Pertinace.

Si trattò di un’occasione preziosa che avrebbe potuto segnare per Pertinace la possibilità di regnare a lungo e di riparare i misfatti compiuti dal suo predecessore, eliminato proprio a causa degli eccessi dei quali si era reso colpevole. Ma, come non di rado accade nella storia, le iniziative intraprese a fin di bene finiscono per ritorcersi contro chi se ne fa promotore: tale fu la sorte di Pertinace che, avviando il proprio regno con una serie di provvedimenti atti a ridimensionare, il lusso, la sfrenatezza e l’indisciplina che ormai dilagavano anche a causa dell’esempio offerto dallo stesso Commodo, si inimicò il ceto dei pretoriani i quali non ebbero difficoltà a sbarazzarsi del nuovo sovrano.

Un regno brevissimo (poco più di ottanta giorni), nel corso del quale Pertinace fece in tempo a delineare le proprie intenzioni e, per esse, a pagare con la vita; come ormai appariva fin troppo chiaramente, infatti, il baricentro del potere si era spostato presso gli eserciti, che decidevano delle sorti dell’Impero in un vorticoso succedersi di sovrani, nominati e di lì a poco uccisi, preludio della divisione attuata da Diocleziano con l’istituzione della tetrarchia.

 

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