Empedocle
nome: Empedocle (492 a.C. – 430 a.C.)
E un’altra cosa ti dirò, che non esiste generazione per nessuno
di tutti i mortali, né un termine di morte che li distrugge;
esiste solo mescolanza di elementi e separazione di elementi
mischiati, ma questo gli uomini lo chiamano generazione
(Empedocle, Sulla natura, frammento 8, Diels-Kranz)
Rispetto a tutti gli altri filosofi cosiddetti presocratici, Empedocle è senz’altro quello di cui è pervenuto il maggior numero di frammenti; come altri autori, tra cui Parmenide, Empedocle espresse in versi i contenuti della propria dottrina, redigendo alcuni testi, tra cui due poemi, rispettivamente dal titolo “Sulla natura” (del quale si sono conservati un centinaio di frammenti) e “Le purificazioni” o “Carme lustrale”, nei quali sono ravvisabili influenze del pensiero orfico (1).
La dottrina empedoclea si pone in continuità con quella di Parmenide, relativa alla necessità e alla perennità dell’essere ma, rispetto ad essa, Empedocle afferma l’importante ed ineliminabile realtà del cambiamento, così come esso è attestato dall’esperienza. Allo scopo di conciliare l’immutabilità dell’essere e, insieme, la trasformazione continua indotta dal divenire, il filosofo introduce il riferimento a quattro archái o radici o princìpi eterni (fuoco, acqua, aria, terra), che restano inalterati dal punto di vista qualitativo rispetto all’arché dei pensatori ionici, che invece era mutevole. Il mutamento e, quindi, il divenire è dovuto all’azione di due forze, Amore e Odio, che congiungono e separano i vari elementi: la situazione di predominio di Amore genera il cosiddetto “sfero”, la prevalenza dell’Odio è all’origine del caos, mentre la condizione intermedia coincide con la formazione del cosmo.
“Non vi è nascita di nessuna delle cose mortali, né fine alcuna di morte funesta, ma solo c’è mescolanza e separazione di cose mescolate”
(frammento B 13).
E’ notevole l’introduzione, per la prima volta, del riferimento a due istanze – Amore e Odio – che svolgono il ruolo, per così dire, di “cause efficienti”, ossia di cause che pongono in essere, nel caso particolare, il movimento, senza peraltro agire, come precisa Aristotele, in base ad un qualche fine, ma, comunque, in modo armonico. In virtù dell’aggregazione e della disgregazione delle quattro radici nascono, si sviluppano e si dissolvono tutte le cose esistenti. A differenza dei pensatori che, con Parmenide, si riconoscevano nella scuola eleatica, Empedocle assume, dunque, un orientamento chiaramente pluralista (2): ciò che è, ciò che permane eternamente, ossia le radici, non è uno ma molteplice (quattro) ed, inoltre, non è immobile ma in costante movimento, su sollecitazione di Amore e di Odio.
“Una tale bellissima forma del cosmo l’Amicizia la rende una dal molteplice; la Contesa invece, che è causa della disposizione delle cose parte per parte, da quell’unità introduce la divisione e produce il molteplice”
(frammento B 88).
Mescolanza delle quattro radici, aggregazione e dissoluzione caratterizzano, invariabilmente, anche la costituzione del soggetto umano, partecipe, in tal modo, del mutamento alla base di tutto ciò che diviene. Empedocle pone in tale analogia il fondamento della possibilità della conoscenza: l’uomo può conoscere ciò che lo circonda essenzialmente perchè con esso condivide la medesima struttura compositiva ed è attraversato dalle medesime istanze attrattive e ripulsive. Non solo, ma la trasformazione connota pure la stessa anima umana che, secondo la teoria orfica della metempsicosi, ripresa da Empedocle, va incontro ad una successione di reincarnazioni, grazie alle quali si purifica e accede alla giustizia.
Note
(1) L’orfismo è una corrente religiosa, diffusasi nell’antica Grecia sulla scia del mitico poeta Orfeo, caratterizzata da una spiccata predilezione per l’ascetismo.
(2) In opposizione al monismo, che ne sosteneva l’unità, i filosofi pluralisti, tra cui per eccellenza Leucippo ed Anassagora, caratterizzano l’essere come molteplice, cercando, in tal modo, di conciliarne l’immutabilità con l’indubbia realtà del divenire di tutto ciò che esiste.
Autore: Marinella Testori

