
Democrito
nome: Democrito (460 a.C. – 360 a.C.)
Noi in realtà non conosciamo nulla che sia invariabile,
ma solo aspetti mutevoli
secondo la disposizione del nostro corpo
e di ciò che penetra in esso o gli resiste
(Democrito, Frammento 9, Diels-Kranz)
Uomo di poliedrici interessi culturali, menzionato in epoca romana da Cicerone per il suo stile poetico particolarmente limpido e suggestivo, Democrito si formò alla scuola di Leucippo, fondatore della corrente di pensiero denominata atomismo. L’esistenza storica del maestro di Democrito è attestata da alcuni importanti autori dell’antichità, tra cui Aristotele e Teofrasto, ma è pur vero che risulta difficile distinguere il contributo specifico di Leucippo rispetto a quello di Democrito, soprattutto in seguito alla formazione del cosiddetto corpus democriteum, un complesso di scritti di orientamento atomista, nel quale confluirono in modo indifferenziato scritti attribuibili ad entrambi gli autori.
La tradizione è solita attribuire a Leucippo la stesura de “L’ordinamento” o “Il grande ordinamento”, mentre si deve a Democrito la compilazione del “Piccolo ordinamento”: si trattava di opere, successivamente andate perdute, dedicate all’esposizione della fisica della natura secondo l’impostazione atomistica di pensiero.
Molte delle idee formulate da Leucippo si ritrovano, riprese ed ampliate, nella dottrina democritea, secondo la quale l’ente, rispetto alla concezione espressa da Parmenide e dalla scuola eleatica, è plurale e in costante movimento: le singole forme, di per sé indivisibili (di qui il nome di atomi), si muovono in virtù dell’esistenza del vuoto (o non-ente), aggregandosi e disgregandosi. L’ente e il non-ente non sono percebili dall’essere umano, che, invece, è in grado di cogliere i corpi, risultanti dalla loro reciproca interrelazione. Secondo Democrito, la conoscenza derivata dalla sensibilità è oscura, opinabile, incerta, in quanto non è frutto di una percezione diretta degli atomi, da un lato, e del vuoto, dall’altro: “noi -dice l’autore – non sappiamo niente di sicuro, ma conosciamo solo ciò che si trasforma secondo la costituzione o disposizione del nostro corpo e dei corpi che sopraggiungono dall’esterno e urtano in esso” (frammento 9). La verità, a parere di Democrito, “giace nel profondo” (frammento 117) e tutto ciò che ci circonda viene conosciuto e denominato solo per convenzione, mentre, in realtà, esso non è formato da altro che da atomi e vuoto.
Se tutto ciò che esiste è un aggregato di atomi e di vuoto, ciò vale anche per l’uomo, il quale, come sostiene Democrito (frammento 34) è un “microcosmo”, partecipe di un destino analogo a quello del più ampio cosmo nel quale è inserito. Se “cosmo”, nell’accezione della lingua greca, significa “ordine”, compito proprio dell’uomo è, allora, il conseguimento e la conservazione dell’equilbrio interiore: di qui l’attenzione specifica accordata da Democrito alla riflessione etica e all’individuazione dei comportamenti (ossia di una “morale”) che possono favorire la serenità di spirito.
Autore: Marinella Testori
