Anassimandro
nome: Anassimandro (610 a.C. – 546 a.C.)
Il principio degli esseri è l’infinito…In ciò da cui gli esseri traggono la loro origine, ivi si compie altresì la loro dissoluzione, secondo necessità: infatti reciprocamente scontano la pena e pagano la colpa commessa, secondo l’ordine del tempo
(Anassimandro, Frammento 1, Diels-Kranz)
Successore di Talete a capo della scuola di Mileto e probabile maestro di Senofane, Anassimandro è ricordato da autori antichi quali Aristotele, Simplicio e Aezio.
Con Talete condivise l’interrogativo e il percorso di ricerca sul principio fondativo di tutto che esiste, da lui individuato nell’ápeiron (o illimitato [1]), da cui, per separazione ed opposizione dei contrari, si generano tutti gli elementi, a partire dai quattro fondamentali (acqua, aria, fuoco, terra). L’ápeiron teorizzato da Anassimandro, rispetto all’acqua di Talete, si contraddistingue per una più spiccata indeterminatezza, a livello sia qualitativo sia quantitativo. La sua visione cosmologica, inoltre, è marcatamente pessimistica, in quanto la separazione degli esseri generati dal principio indefinito e indeterminato avviene mediante il movimento, la lotta, la prevalenza dell’uno sull’altro: le cose esistenti, infatti, come riportato nell’unico frammento pervenuto dell’opera “Sulla natura”, redatta in stile prosastico, “pagano l’una all’altra la pena e l’espiazione dell’ingiustizia”.
Nel XX° secolo il filosofo Friedrich Nietzsche, nel suo scritto “La filosofia nell’età tragica dei Greci”, ha suggerito che per Anassimandro il divenire, l’evolversi di tutto ciò che esiste, non sarebbe altro che “un’emancipazione, meritevole di castigo, dall’eterno essere, come un’ingiustizia da espiare con la distruzione”. Se nell’apeiron originario sono contenuti tutti gli opposti, la nascita di ciascuno di essi implica la contrapposizione e la distruzione di un altro, in un ciclo ininterrotto di nascita e di morte, che caratterizza anche la vita dell’uomo.
Come gli altri filosofi della natura, anche Anassimandro accostò strettamente la riflessione sull’arché ad una significativa produzione in ambito scientifico, nota, peraltro, solo attraverso citazioni indirette in quanto gli scritti e i contributi originali dell’autore sono andati, purtroppo, perduti: in particolare, si deve ad Anassimandro la prima rappresentazione cartografica della Terra, da lui immaginata come una colonna sospesa nell’aria e circondata dall’acqua, e l’elaborazione di una conseguente visione astronomica dell’origine dell’universo e dei suoi vari elementi.
Note
[1] Un filologo italiano, Giovanni Semerano, ha suggerito che il termine ápeiron non sarebbe da intendersi come composto da a (avente nella lingua greca valore privativo) + peras (in greco “limite”): esso, infatti, deriverebbe dal semitico ‘apar, che significa “terra”. Si tratta di un’interpretazione isolata ma interessante e suggestiva, che ricondurrebbe l’infinito di Anassimandro non all’indeterminato, ma al concetto di “terra”, di “polvere”, dalla quale, come nel pensiero biblico, proviene tutto ciò che esiste.
Autore: Marinella Testori

