Anassagora di Clazomene
nome: Anassagora (496 a.C. – 428 a.C.)
Ma il nascere e il morire non considerano correttamente i Greci: nessuna cosa infatti nasce e muore, ma a partire dalle cose che sono si produce un processo di composizione e di divisione; così dunque dovrebbero correttamente chiamare il nascere comporsi e il morire dividersi.
(Anassagora, Frammento 17, Diels-Kranz)
Nativo dell’Asia Minore e maestro di importanti esponenti della vita intellettuale e politica del proprio tempo, Anassagora appartenne al circolo culturale promosso da Pericle nel quadro della sua iniziativa di democraticizzazione dello stato ateniese.
Autore di orientamento pluralista (1), Anassagora sostiene che l’essere, in origine, è un caos composto da semi (o particelle simili), che costituiscono i singoli corpi. Rispetto alla prospettiva assunta da vari pensatori di area ionica, Anassagora introduce, a guida dell’originaria, caotica mescolanza, un principio intelligente denominato nous o intelletto che, non mescolato agli altri semi, li ripartisce in modo uniforme. “Tutto è in tutto”, sostiene Anassagora, ma “ciò che appare è un fenomeno di ciò che non si vede con gli occhi”: in tal modo si spiega il fatto per cui allo sguardo umano risultano solo le proprietà qualitative dei semi prevalenti nel singolo organismo.
Il nous o intelletto non si può identificare con un’intelligenza superiore di carattere divino, e non è nemmeno un’istanza che agisce in vista di un fine, come, del resto, anche nel caso delle due forze di Amore e Odio teorizzate da Empedocle; a differenza di quest’ultimo, invece, Anassagora non si fa sostenitore della teoria dell’eterno ritorno di ciò che esiste.
Dall’affermazione secondo cui “le cose che appaiono sono uno sguardo su quelle che non appaiono” deriva una particolare spiegazione delle modalità in virtù delle quali l’uomo può accedere alla conoscenza: essa, secondo Anassagora, non può che partire dall’esperienza concreta, dalle sensazioni provocate dal contatto con gli elementi; a differenza di Empedocle, Anassagora sostiene che l’uomo conosce non in virtù di una somiglianza con gli elementi costitutivi di tutte le cose, ma grazie al contrasto con essi.
Il passo successivo è rappresentato dalla memorizzazione delle acquisizioni ottenute attraverso il vissuto; tale complesso di conoscenze, infine, si esprime nella tecnica, il complesso delle prassi mediante le quali l’uomo, facendo tesoro di quanto ha appreso intorno alla realtà circostante, può agire su di essa, modificandola.
A motivo di alcune teorie astronomiche da lui formulate, Anassagora fu colpito da denuncia per empietà e fu costretto a lasciare la città di Atene dove, per primo, aveva contribuito ad introdurre la filosofia, sino a quel momento praticata soltanto nella regione dell’Asia Minore (vedi Mileto e i filosofi naturalisti) oppure nelle colonie greche dell’Italia meridionale.
Note
(1) In opposizione al monismo, che ne sosteneva l’unità, i filosofi pluralisti, tra cui per eccellenza Leucippo ed Anassagora, caratterizzano l’essere come molteplice, cercando, in tal modo, di conciliarne l’immutabilità con l’indubbia realtà del divenire di tutto ciò che esiste.
Autore: Marinella Testori

