Bronzi di Brindisi, la scoperta: il ruolo dello STAS


 

intervista a Claudio Mocchegiani Carpano (settembre 1992)

“La scoperta dei bronzi di Brindisi si è rivelata un ottimo banco di prova per verificare il grado di operatività raggiunto dallo S.T.A.S. e per mettere in pratica le esperienze maturate in questi primi cinque anni di attività’. Si è trattato di una situazione di emergenza ma i risultati ottenuti dimostrano che, alla prova dei fatti, l’intuizione del professor Sisinni di creare un Servizio Tecnico che coordinasse le attività di archeologia subacquea in Italia, si è rivelata quanto mai lungimirante e necessaria. La presenza operativa dello S.T.A.S. ha semplificato enormemente la gestione di questa operazione, permettendo di coordinare al meglio tutte le forze disponibili sul campo e di intervenire con grande tempestività’e con la massima efficienza.

Un conto è programmare un intervento a tavolino, organizzando tutto con calma, ben altro discorso è invece l’affrontare una situazione straordinaria come quella che si è creata in Puglia. è davvero difficile gestire correttamente un ritrovamento di si grande importanza, con tutto il clamore giornalistico che solleva, l’elevatissimo rischio di subire furti, l’impossibilità di avere chiara sin dal primo momento la situazione, il tutto complicato, se ciò era mai possibile, dal ferragosto incalzante. In questo periodo dell’anno tutto diventa ancor più difficile del solito, i tecnici e gli specialisti sono in vacanza, le ditte specializzate sono già impegnate in altri cantieri, i fornitori di attrezzature sono ovviamente in ferie. In ogni caso, nello specifico di Brindisi, coordinati dallo S.T.A.S., tutti hanno operato in perfetta sintonia, la Soprintendenza, il Museo, i Carabinieri Sommozzatori, le forze dell’ordine, i volontari, sono riusciti a fondere al meglio le loro operatività garantendo una perfetta riuscita dell’operazione. In particolare, per quanto riguarda la sicurezza dei reperti ed il temutissimo rischio di furti e di recuperi abusivi, le forze dell’ordine hanno assicurato sin dal primo momento una strettissima sorveglianza dell’area, tant’è che nessuno ha potuto neppure avvicinarvisi.

Un giorno – racconta divertito Mocchegiani – uno sprovveduto pescatore ha avuto la sventurata idea di andare a gettare le sue reti abusive proprio sul luogo del ritrovamento. In meno di un quarto d’ora è stato circondato dalle motovedette dei Carabinieri, della Capitaneria e della Guardia di Finanza; cercando scampo a terra ha trovato i Carabinieri con le pistole in pugno. Fortuna per lui che era solo un pescatore abusivo ed è riuscito a cavarsela a buon mercato con un grande spavento. Comunque, nonostante le difficoltà “ambientali” tutto si è svolto per il meglio, e la Soprintendenza, con la consulenza dello STAS, è riuscita ad allestire e far funzionare un cantiere subacqueo che, pur operando con grande celerità ed in tempi davvero ristretti, ha rispettato pienamente i criteri scientifici ai quali doveva uniformarsi. In definitiva tutti hanno svolto davvero un ottimo lavoro, anche se ciò ha richiesto qualche sacrificio, e questa scoperta si è rivelata un grande momento di crescita per l’archeologia subacquea italiana e per lo stesso Servizio Tecnico. “

 

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