Tutti i reperti recuperati dalle acque di Punta del Serrone furono trasportati nel Museo Archeologico Provinciale di Brindisi, dove era stato allestito un laboratorio provvisorio di trattamento. I reperti recuperati dai Carabinieri nei primi giorni, quelli immediatamente successivi alla scoperta, avevano subito un primo trattamento conservativo lievemente differente da quello al quale furono poi sottoposti i bronzi portati in superficie dai tecnici della Acquarius, lo stesso che venne applicato a tutti i materiali recuperati nel corso della campagna di scavo. I primi reperti, tra cui il famoso piede scoperto dal maggiore Robusto, vennero tenuti a bagno in acqua dolce per 48 ore, per liberarli dalla salsedine, e lasciati asciugare naturalmente. Dopo alcuni giorni furono lavati con una soluzione detergente a base di acetone. I materiali recuperati nelle fasi successive, dopo aver subito anch’essi una prolungata immersione in acqua dolce per rimuovere la salsedine, vennero poi immersi in un bagno di acetone e infine essiccati con aria calda.
Le operazioni di primo trattamento furono affidate all’Istituto Centrale del Restauro di Roma, il cui responsabile, il dottor Costantino Meucci, si recò a Brindisi immediatamente dopo la comunicazione della scoperta per preparare i primi interventi sui bronzi e per verificare se esistevano le condizioni per allestire le strutture logistiche necessarie per effettuare sul posto il delicato intervento conservativo, senza essere costretti a trasportare altrove i materiali. Al progetto lavorò a tempo pieno un esperto restauratore locale, assistito da tecnici dell’ICR, collaboratori di Meucci. Per quanto riguarda la situazione dei due pezzi più grandi, la statua quasi intera e il busto, portati in superficie nel corso dell’ultimo giorno di lavoro, essi, immediatamente dopo il loro recupero, furono trasportati a Firenze, presso il Centro di Restauro della Soprintendenza, lo stesso che curò il trattamento conservativo dei Bronzi di Riace, dove vennero liberati dalle pesanti incrostazioni calcaree e poi sottoposti al successivo procedimento di restauro.
Autore: Giovanni Lattanzi
