In presa diretta, nella cronaca del settembre 1992, la descirizone dei primi reperti recuperati a Punta del Serrone
“Il mare ha restituito, sino ad ora, circa cento reperti, quasi tutti frammenti di varia misura, appartenenti a statue bronzee. Si tratta di braccia con mano, di singole mani, di piedi, gambe, parti di esse, due teste intere, alcune spaccate e varie parti di altre, brandelli di capigliatura, porzioni di toghe e di panneggi, una splendida ala di una nike, numerose dita ed una grande quantità di frammenti più piccoli e di schegge metalliche di dimensioni minime. Nell’ultimo giorno di attività prima delle chiusura del cantiere, sono stati recuperati anche i due pezzi di maggiori dimensioni che in un primo momento avevano fatto credere ai sub di essere in presenza di un carico di statue intere. Incastrati nella rientranza naturale che si apre sotto la grande roccia sono stati infatti trovati un grosso busto ed una statua quasi integra, completamente incrostati dai depositi calcarei degli organismi marini, a differenza degli altri reperti che sono risultati quasi perfettamente puliti.
In conseguenza delle loro condizioni al momento della scoperta e della loro posizione sotto la sporgenza rocciosa, che ne ha reso arduo un esame ravvicinato, è stato difficile, sulle prime, accertarne in acqua lo stato e la completezza; il meglio conservato dei due raffigura un personaggio in toga ed privo dei piedi, di parte di un braccio e di metà della testa, che risulta spaccata verticalmente. L’altro è ridotto ad un semplice tronco, privo di arti e testa, ma è di fattura davvero splendida. per portarli in superficie è stato prima necessario liberarli dalla loro scomoda posizione; sono stati poi avvolti con materiale spugnoso e posti su due apposite “barelle” in legno e tubi metallici, costruite su misura per questo scopo. per il loro sollevamento è stato necessario richiedere l’intervento di un rimorchiatore dotato di apposita gru. All’operazione hanno presenziato il Ministro Alberto Ronchey ed il Direttore Generale, Francesco Sisinni, quasi a sottolineare l’importanza di questo ritrovamento e a voler rivendicare all’archeologia subacquea italiana, e allo S.T.A.S., il riconoscimento del ruolo che oramai compete loro.
I sopralluoghi dei primi giorni avevano immediatamente individuato i due grandi reperti e si era quindi creduto che le braccia e le altre parti trovate nella sabbia circostante si fossero distaccate da essi. i successivi esami condotti però sui bronzi che venivano man mano recuperati, hanno mostrato come la loro fattura sia al contrario estremamente varia, come pure sono le loro dimensioni, le caratteristiche costruttive e la datazione. Una prima stima della loro eta’, basata principalmente sullo stile e sulla tecnica realizzativa, li colloca infatti in un arco di tempo che va dal IV secolo a.C. sino ad arrivare al III secolo d.c.”
Autore: Giovanni Lattanzi
