La descrizione del sito subacqueo di Punta del Serrone (agosto 1992)
“Nella zona del ritrovamento il fondale è prevalentemente roccioso, costituito da arenarie regolarmente stratificate, fortemente erose e modellate dagli agenti esterni; l’area del sito si presenta come una serie di strutture rocciose di forma allungata, disposte parallelamente le une alle altre e separate da ampie distese di roccia ricoperta di sabbia. Le collinette rocciose di forma oblunga, vagamente parallelepipedale, sono caratterizzate da pareti pressoché verticali da un lato e più dolcemente digradanti dall’altro, morfologia questa dovuta probabilmente all’andamento degli strati sedimentari di cui esse seguono il profilo, e la loro altezza rispetto al fondo è di circa due o tre metri.
Negli avvallamenti si trovano depositi di sedimenti, principalmente sabbia grossolana, per uno spessore massimo che raggiunge a malapena i quaranta o cinquanta centimetri. Il sito principale è stato individuato proprio a ridosso di una di queste masse rocciose; i materiali scoperti in questa prima fase delle ricerche sono stati infatti trovati dislocati sopratutto nelle aree adiacenti ad essa ed in una sorta di grotta naturale che si apre al di sotto, una sorta di rientranza che si sviluppa per tutta la lunghezza e per una profondità di circa un metro e mezzo. Nel corso delle prime esplorazioni il metal detector ha però rilevato numerosi “punti caldi” anche nelle aree piane circostanti. La definizione “punti caldi” indica non già un reperto, bensì un punto del fondo che cela una massa metallica; è infatti difficile stabilire cosa abbia influenzato il campo magnetico del detector se non si effettua poi un saggio di scavo. Tra l’altro nella zona sono presenti numerosi frammenti metallici di origine recente e persino alcuni residuati bellici, che possono facilmente ingannare il sensibile strumento.
Dopo aver esaurito l’esplorazione ed il conseguente recupero dei materiali presenti nell’area del ritrovamento, nelle settimane successive si è gradualmente passati ad esplorare le aree circostanti, dimostratesi anch’esse ricche di reperti. Ovviamente anche qui si è proceduto allo scavo, al rilievo e al recupero dei materiali presenti adottando la medesima metodica usata per l’area centrale. Questa prima campagna di ricerca si è conclusa nei primi giorni di settembre con il recupero dei due pezzi di maggiori dimensioni, il busto e la statua quasi integra. Subito dopo si è proceduto alla chiusura, seppur temporanea, del cantiere. Tirando le somme di questo primo intervento, esso, dopo circa quattro settimane di lavoro, ha permesso di esplorare tutta la zona circostante l’area del primo ritrovamento e di scavare, documentare e recuperare tutti i materiali bronzei ivi presenti.”
Autore: Giovanni Lattanzi
