La cronaca dell’allestimento del cantiere subacqueo sul sito di Punta del Serrone (agosto 1992)
“Per quanto riguarda l’aspetto tecnico del cantiere, l’incarico per le operazioni di recupero è stato affidato alla cooperativa ACQUARIUS di Milano; la titolare, l’archeologa Alice Freschi, si è trovata così dinnanzi alla prospettiva di uno sforzo organizzativo davvero non facile.
Già di per se l’allestimento di un normale cantiere subacqueo presuppone una organizzazione complessa e capillare e la possibilità di disporre di adeguate risorse tecniche ed umane; è infatti necessario reperire e rendere operativa una serie di strutture logistiche e di supporto, in mare e a terra, disporre di attrezzature e strumentazioni particolari e assicurarsi la presenza di personale tecnico preparato ed altamente specializzato nei vari compiti di lavoro, esigenza quest’ultima ancor più sentita nel caso specifico, dovendo intervenire con grande tempestività e in tempi estremamente brevi, pur rispettando standard operativi e scientifici al massimo livello. per mettere in essere una simile struttura sono normalmente necessari tempi tecnici alquanto lunghi, ma in questo caso il dottor Mocchegiani, il Soprintendente Andreassi ed i responsabili dell’operazione di recupero sono stati costretti ad operare in condizioni di vera emergenza, affrontando un autentico tour de force organizzativo, riducendo i tempi in maniera drastica, lottando contro problemi di ogni genere, acuiti dalle difficoltà proprie del periodo estivo, con negozi chiusi, fornitori in ferie e ovviamente tecnici e specialisti in meritata vacanza.
Se da un lato i bronzi hanno solleticato la fantasia di molti italiani, dall’altro hanno rovinato le ferie di numerosi altri. per formare la squadra dei subacquei, Alice Freschi si è vista costretta a rintracciare e convocare in gran fretta tutti gli specialisti ed i tecnici disponibili; molti di essi hanno di buon grado interrotto le loro vacanze, alcuni persino rientrando da paesi esteri, per essere presenti all’appuntamento in terra pugliese. In soli quattro giorni, grazie alla disponibilità ed al tempismo di tutti, è stato così possibile allestire e rendere operativo il cantiere subacqueo. L’aspetto specificamente archeologico è stato gestito dalle archeologhe Giusi Grimaudo e Giulia Boetto che hanno curato il rilievo del sito, e alla francese Brigitte Carre, archeologa del C.N.R.S. di Marsiglia; l’organizzazione delle attività tecniche in acqua è stata affidata a Brunello Raffone, uno dei maggiori esperti italiani di cantieri archeologici subacquei. La squadra di tecnici ed archeologi subacquei è stata affiancata da tre volontari locali, provetti subacquei del Gruppo Ricerche Archeologiche Sottomarine, Vanni Meneghini, Derio Camassa e Fernando Zongoli.
Dopo tre giorni di lavoro, resisi necessari per allestire materialmente il cantiere subacqueo, istallando la sorbona, i capisaldi di riferimento per il rilievo e le strutture di supporto in acqua, la seconda settimana di agosto ha visto l’inizio delle operazioni archeologiche vere e proprie sul sito; i lavori si sono poi protratti per circa quattro settimane, sino alla fine del mese. L’operatività in acqua è stata assicurata da squadre di lavoro composte da due sub; ciascuna di esse effettuava turni di immersione di un’ora seguiti da una decompressione di quattro minuti a tre metri di profondità’. Data la profondità operativa estremamente contenuta, appena sedici metri, per un ora di immersione si sarebbe anche potuto evitare di effettuare decompressioni ma, nell’intento di garantire ai suâ la massima sicurezza operativa, il responsabile delle attività subacquee, il professor Raffone, ha preferito stabilire le modalità di immersione facendo riferimento alle speciali tabelle relative al lavoro subacqueo, piuttosto che a quelle normali. Pur non esistendo coppie fisse, ciascuno degli operatori aveva un suo compito specifico adeguato alla sua preparazione, chi si occupava di scavo con la sorbona, chi di rilievo e chi di documentazione fotografica e video, queste ultime fondamentali per la corretta stesura della planimetria del sito. Alcune squadre hanno effettuato due immersioni al giorno, una al mattino ed una seconda nel pomeriggio, con un intervallo minimo di tre ore tra le due, come prescritto dalle tabelle.”
Autore: Giovanni Lattanzi
