Non si conosce il nome dell’abitante di questa casa ma senza dubbio sappiamo il suo mestiere da cui la casa prende il nome. Sono stati rinvenuti infatti quattordici scalpelli di ferro,una sega, martelli, compassi, astucci con penne e inchiostro. Tutti questi strumenti e il mobilio della stanza fanno pensare con buone probabilità che vi abitasse un falegname che probabilmente lavorava anche con la pietra. Sono state infatti trovate tre soglie di marmo sulle quali si trovavo delle iscrizioni ora purtroppo abrase quasi completamente, una stele funebre e zampe di leone.
La casa è un edificio vecchio in calcare, con alcuni ambienti ristrutturati poco prima dell’eruzione. Dalla sua struttura venne successivamente staccata una fullonica. In uno degli ambienti venne inserita una latrina: essa è collocata sotto la scala e un tramezzo di legno gli concede una sorta di protezione e privacy. Qui venne ritrovata anche un’anfora urinaria che serviva con ogni probabilità alla fullonica limitrofa. Nel secondo cubicolo c’è la cella ostiaria, la portineria che tramite una finestra permetteva di controllare il movimento interno.
A questi due vani fanno seguito due cubicoli e una dispensa, oltre che il tablino che ha subito numerose ristrutturazioni. Numerosi sono gli oggetti di vita quotidiana rinvenuti all’interno di questi vani (disco per il segnale orario, una collana e alcune statuette di materiale vario. La cucina si trova nel vano del sottoscala: il banco è rivestito di mattoni e la parete presenta una decorazione con serpenti attorcigliati.
Il triclinio ha un ampio soffitto nella parte dedicata ai letti e uno più basso nell’anticamera. I soffitti sono ampiamente decorati: su una parete troviamo la storia di Sofonisba che ci è narrata da Livio. La storia racconta che Sofonisba, figlia di Asdrubale di Giscone, fosse sposata con Siface, capotribù dei Numidi e che lo avesse fatto aderire alla causa cartaginese contro i Romani. Siface venne imprigionato dal re Massinissa, alleato di Roma, che prese in sposa Sofonisba. Ma Scipione, sotto il consiglio del geloso Siface e per paura delle conseguenze che questa unione avrebbe comportato decise di chiedere la bella fanciulla come dono di guerra. E a questo punto, piuttosto di essere prigioniera e perdere il suo onore la giovane ragazza decise di uccidersi con il veleno. Il quadro presente in questa stanza rappresenta proprio il momento del suicidio di Sofonisba; purtroppo esso è veramente malridotto e insieme ad un’altra replica che si trovava nella Casa di Giuseppe II è l’unica immagine di questo episodio.
Nel triclinio due vittime si erano buttate sui letti e ai loro piedi sono state ritrovate anche monete d’argento per un valore di centoquattro sestersi. Altre decorazioni riguardano il mito di Dedalo e Icaro e alcuni brani della guerra di Troia. Anche il giardino doveva contenere un secondo triclinio in legno: resta ancora uno dei fori per i pali che sostenevano il pergolato.
Autore: redazione
