Pompei, Casa dei Vettii


 

Pompei, casa dei vettii
 
Questa casa viene attribuita a persone appartenenti al ceto sociali dei liberti: il proprietario probabilmente era Vettius, Augustalis. Molto probabile che avesse grandi disponibilità economiche dato l’obbligo previsto per questa carica di versare una summa honoraria per le opere pubbliche. L’attribuzione di questa casa è stata possibile grazie a due sigilli di bronzo e ad alcuni manifesti elettorali.

I Vettii erano probabilmente novi homines arricchitisi nell’ultimo periodo di vita della città. La zona cominciò ad essere scavata nel 1894 e per la cura che vi si dedicò questa risulta una delle abitazioni pompeiane meglio conservate. La struttura è a due atri ed è molto antica (lo dimostrano le monumentali dimensioni della zona anteriore, i capitelli a forma di dado e l’impluvio di tufo). Con tutta probabilità la casa venne restaurata, forse proprio con la vendita ai Vettii, durante il I secolo d.C. e venne successivamente ristrutturata dopo il terremoto.

Nell’ingresso troviamo il vestibolo con il portone d’ingresso e una piccola porta laterale e le fauci dipinte su fondo scuro; spicca in questa zona un piccolo quadro di galli in combattimento. Ancora nell’ingresso vicino al portale troviamo la figura di Priapo (il fallo gigante dell’immagine, raffigurato su un piatto di una bilancia mentre sull’altro c’è una borsa piena di denari, serviva a cacciare il malocchio proprio sul limitare dell’abitazione).

Entriamo quindi nell’atrio tuscanico nel quale l’impluvio stranamente non era rivestito in marmo. In generale i pavimenti dell’intera abitazione sono di fattura molto semplice. A entrambi i lati dell’atrio si trovava una cassaforte poggiata su un basamento in muratura. La decorazioni delle pareti è invece molto elegante: notiamo alcune “finestre” dipinte con bambini mentre compiono atti di sacrifici ai penati (divinità domestiche)e il fregio con figure di amorini.

Anche i pilastri che fungono da divisione dei vari ambienti sono riccamente decorati (e le figure di amorini la fanno da padroni).

Il cubicolo invece ha una decorazione di tutt’altro tenore: un fregio decorato con le rappresentazioni di pesci molto pregiati e la parete di fondo è uno dei rari esempi di restauro antico. Esisteva infatti una decorazione precedente che non venne distrutto bensì rivalorizzato. Purtroppo oggi quest’immagine non è più visibile. Sempre nel cubicolo, su una parete laterale, è rappresentato il mito di Leandro e Ero. Ancora in un’altra parete Arianna abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso.

Limitrofo al cubicolo troviamo l’oecus nel quale colpisce un quadro raffigurante Ciparisso dal cui mito prende il nome il nostro albero di Cipresso. Sulla parete di fondo ancora Arianna, questa volta con Bacco, guarda la lotta tra Pan e Amore.

Proseguendo giungiamo ad un piccolo corridoio da cui parte la scala per raggiungere gli ambienti superiori. Il sottoscala serviva come deposito di attrezzature per la vicina stalla. Tutto il piano terra era servito da un’unica latrina. Le alae sono riccamente decorate come l’atrio anche se denotano una maggiore semplicità. Intorno all’atriolo si concentrano gli ambienti rustici e servili, qui trova posto l’antico impluvio; unica parte sontuosa è il larario situato in una nicchia.

Il culto degli dei domestici aveva una notevole importanza per gli antichi Romani: troviamo il culto dei Geni e del Lare. Il Genio è legato al culto della persona, ognuno ha un genio, anche le donne, che nasce e muore con l’uomo stesso ed è fortemente collegato con lui. Il Lare è invece correlato alla terra almeno in origine ma non sappiamo con certezza come questo sia arrivato ad essere annoverato nel culto domestico. Oltre queste due divinità troviamo anche i Penati, etimologicamente erano i protettori del penus ovvero la dispensa e quindi della ricchezza e fecondità della casa in generale.

La cucina prevede cinque caldaie e treppiedi in bronzo, alcuni vasi e bacini in terracotta. In un alto cubicolo si possono osservare tre quadretti erotici di pessima fattura come quelli dei bordelli.

Arriviamo quindi al triclinio: il pavimento è molto semplici, i quadri sono di soggetto mitologico (mito di Dedalo, Issione e Zeus e il mito di Arianna e Teseo) e anche l’architettura è fortemente teatrale e piena di richiami alle divinità. Il pregio della stanza è soprattutto nell’ornamento delle pareti oltre che nei quadri. Dallo zoccolo emergono cavalli e buoi del mare, sui tralci vediamo animali feroci e sotto le vedute architettoniche raffigurazioni dei busti di Minerva e Pegasi e bighe. Le colonne delle edicole possiedono rilievi di divinità. Sulle pareti laterali troviamo dei medaglioni con il volo delle stagioni

Vicino a queste stanze si apre una piccola parte della casa nella quale è stato individuato il gineceo: questa parte consta di un piccolo cortile e un giardino.

La parte decorativa più interessante si trova tuttavia nell’oecus che si apre verso il peristilio: subito scorgiamo un meandro in mosaico bianco e nero, anche il pavimento riprende il colore del mosaico e fu restaurato già in tempo antico. Dovevano essere attaccati qui numerosi quadri che purtroppo non ci sono pervenuti. Sui pannelli ai lati vediamo coppie divine e poeti che vengono raffigurati vicino le loro Muse. Lo zoccolo raffigura sacerdotesse e Amazzoni. E’ probabile che a destra rispetto all’ingresso principale si giocasse al tiro a segno.

Ci sono poi molte raffigurazioni di arti e mestieri e di artigiani nell’esercizio delle loro attività (la lavorazione dell’olio e del vino e le rispettive divinità occupano una parte importanti di queste raffigurazioni). Troviamo anche il dipinto di una corsa di bighe. Molti amorini presenti in tutta la casa fanno notare un certo gusto ellenistico nella decorazione ma in tutto il resto (esaltazione del lavoro su tutto) si riscontra un fortissimo gusto romano.

Il giardino, di forma rettangolare, è pieno di sculture sia in bronzo che in marmo; vediamo anche moltissime vasche di tutte le forme. Alcune delle statue fungono esse stesse da fontane. I dipinti si dividono tra figure morte e umane. Un altro oecus più buio venne destinato a pinacoteca per evitare che la luce potesse rovinare i colori (come ci insegna Vitruvio): qui si ricordano alcuni episodi della storia della città di Tebe.

Foto della Casa dei Vettii

http://www.archart.it/archart/italia/campania/Pompei/Pompei%20-%20Vettii/index.html

 

Lascia un Commento

Si prega di inserire solo commenti inerenti l'articolo e relativi ad archeologia, storia e arte antica.