Leptis Magna, teatro


 

L’iscrizione bilingue, in latino e punico, ripetuta due volte sulle porte laterali dell’orchestra ricorda che Leptis Magna deve alla generosità di Hannobal Rufus anche il suo teatro che, inaugurato tra gli anni 1 e 2 d.C., può considerarsi uno dei primi del mondo romano dopo quello di Pompeo a Roma e il più antico dell’Africa romana.

L’anastilosi curata da Giacomo Caputo tra la fine degli anni ’30 e gli anni ’50 consente di apprezzare appieno la monumentalità dell’edificio. Il maestoso prospetto della frons scenae, benchè conservata solo per il primo ordine di colonne, toglie il fiato e dà la misura dell’imponenza del teatro e della lussuosità del suo edificio scenico; quest’ultimo, scandito da tre ordini sovrapposti di colonnati avanti alle tre esedre semicircolari, doveva essere riccamente decorato di marmi e sculture, alcune delle quali oggi conservate nei depositi della locale soprintendenza archeologica ed esposte nelle sale del Museo di Leptis e del Museo Archeologico di Tripoli.

La cavea, sopraelevata nei suoi settori medio e alto (media e summa cavea), era coronata da un portico di colonne corinzie lisce in marmo cipollino; proprio al centro della cavea superiore, si ergeva un tempio su podio dedicato nel 35-36 d.C. a Cerere Augusta, secondo uno schema già introdotto a Roma da Pompeo per il suo teatro nel Campo Marzio e che ritorna in molti teatri dell’Africa romana. Dietro all’edificio scenico si estendeva un portico di forma trapezoidale che racchiudeva, al centro, un tempio dedicato ai Divi Augusti nel 43 d.C. Ad Antonino Pio si deve una consistente risistemazione del teatro proseguita nel corso del II secolo e poi in età severiana con numerosi interventi volti al suo arricchimento strutturale e decorativo mediante l’aggiunta di statue, sculture, marmi pregiati.

 

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