Già dall’età arcaica (ottavo secolo avanti Cristo) Stabiae romana aveva un rilevante compito sia dal punto di vista strategico che da quello militare. La concentrazione maggiore di abitanti si ha in un periodo collocabile tra la devastazione della città compiuta da Silla, nell’89 avanti Cristo, e l’eruzione vulcanica del Vesuvio avvenuta nel 79 dopo Cristo. Durante questi cento anni sul versante settentrionale del colle di Varano, vengono edificate molte villae collocate in posizione panoramica e pensate in prevalenza a scopo residenziale, con ampi quartieri abitativi, portici, terme e ninfei decorati meravigliosamente. Le testimonianze principali interessano tre ville non analizzate ancora del tutto:
- la più antica, Villa Arianna, chiamata così per via del grande dipinto che rappresenta un soggetto mitologico rivenuto su una parete del triclinio
- Villa San Marco che, con la sua vasta superficie (11 mila metri quadrati), costituisce una delle più ampie villae di fattura romana dedite alla residenza
- il Secondo complesso del Varano
Stabiae costituisce l’antico nome in lingua latina di Castellamare di Stabia, piccola città sita fra Sorrento e Pompei. Per via della sua meravigliosa collocazione geografica e alle sue condizioni climatiche temperate, il suo territorio risulta frequentato fin dal settimo secolo avanti Cristo come testimoniano i reperti trovati nell’ampia necropoli, contenente più di 300 sepolcri, ritrovata nel 1957 presso via Madonna delle Grazie, zona che si trova tra gli odierni comuni di Santa Maria la Carità e Gragnano, esplorata in più volte. L’interesse delle testimonianze rinvenute e la presenza all’interno dei corredi funerari di ceramiche di fattura etrusca, corinzia, attica e calcidese, di certo importate, palesa subito l’importanza della funzione commerciale svolta da Stabiae.
Non è ancora stato determinato quale sia il centro abitato al quale era collegato il sepolcreto scoperto in via Madonna delle Grazie, ma si può immaginare che non si trovasse troppo lontano da esso, magari sul versante settentrionale del poggio di Varano, dal quale si potevano controllare lo scalo marittimo e il nodo viario. È probabile che si trattasse di un oppidum, ovvero di una città fortificata piuttosto importante come si può dedurre dal fatto che il dittatore Silla, supremo comandante dell’esercito dei Romani durante la guerra sociale che dilagò tra il 91 e l’88 avanti Cristo, non solo la occupò (strategia che utilizzò nei confronti di Ercolano e Pompei) ma si preoccupò di distruggerla sia militarmente che politicamente nell’aprile dell’89 avanti Cristo. Per fortuna, questa distruzione non causò la scomparsa della città di Stabiae: una piantina stesa nel 1759 da Weber, direttore degli scavi in età borbonica, consente di determinare una struttura urbana di 45 mila metri quadrati collocata sulla piana di Varano tutt’ora completamente interrata, relativa con molta probabilità all’insediamento abitativo esistente prima della distruzione compiuta da Silla.
Inoltre, sul bordo del colle di Varano vennero edificate, sempre in età romana, alcune maestose ville destinate all’otium, ideate soprattutto a scopi residenziali, costituite da vaste zone abitative, ninfei e portici dalle lussuose decorazioni e impianti termali. Tipologia completamente diversa possedevano invece le ville rustiche, site nell’entroterra, che erano delle vere e proprie aziende agricole che producevano e lavoravano i prodotti agricoli. Tali villae si contraddistinguevano per via della presenza di una zona produttiva con cortile, magazzini e torchio che si distingueva chiaramente da quella abitativa. Questa realtà è totalmente cancellata il 24 agosto 79 dopo Cristo dall’eruzione del vulcano Vesuvio che sotterrò Stabiae e i limitrofi centri abitativi, ma non provocò la completa scomparsa della vita nel territorio vesuviano. Difatti, quarant’anni dopo l’eruzione la via di collegamento con l’antica città di Nuceria venne ripristinata, come si può dedurre dal ritrovamento di una colonna miliare posta a segnare l’undicesimo miglio di questo tragitto.
Storia degli scavi di Stabiae
Lo stradario riguardante l’Impero romano del quarto secolo dopo Cristo (Tabula Peutingeriana) pone la città di Stabiae a nord rispetto al fiume Sarno, malgrado questo nel sedicesimo e nel diciassettesimo secolo questa città è confusa con la vicina Pompei. Nel diciottesimo secolo, Milante, che coprì l’incarico vescovile in un periodo che va dal 1689 al 1749, cominciò a evidenziare l’importanza di Stabiae come sito archeologico, ma fu il re Carlo III, già promotore degli scavi a Ercolano, nel 1738, e in seguito a Pompei, nel 1748, che dispose, nel 1749, i lavori di scavo presso Varano.
L’attività di scavo, che venne seguita da Alcubierre, ingegnere spagnolo, e da Carl Weber, ingegnere svizzero, incominciò da villa San Marco, di cui si occupò dal 1749 al 1754, per poi proseguire con la villa detta del “pastore” nel 1754 e finire con villa Arianna e l’adiacente complesso tra il 1757 e il 1762. Lo scavo venne poi interrotto per 13 anni e, quindi, ripreso nel 1775 e interesso l’area di villa Arianna e il territorio di alcune villae risticae della zona dell’ager. Gli scavi di Stabiae vennero interrotti in maniera definitiva nel 1782 e l’attività svolta dagli scavatori borbonici uscì nel 1881, edito da M. Ruggiero, che prese la documentazione esistente, ovvero i diari di scavo, le lettere di resoconti e le planimetrie, la riunì e la riordinò.
Una volta conclusisi i lavori di scavo borbonici, la zona stabiana venne interessata solamente da qualche ritrovamento saltuario, difatti gli scavi vennero ripresi sistematicamente soltanto nel 1950 per via dello spirito avventuriero del preside D’Orsi che, con un numero ristretto di operai, incominciò l’attività di scavo di Villa Arianna e, poi, riportò alla luce una porzione della Villa San Marco mostrando, così, la grandezza dei preziosi tesori celati nel territorio stabiese. Gli scavi proseguirono sistematicamente sino al 1962, anno in cui venne interrotto in maniera definitiva, e affreschi e decorazioni staccate dalle pareti finirono negli ambienti sotterranei della scuola media Stabiae, andando a costituire l’Antiquarium Stabbiano.
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