Nel 1984, all’interno della villa di Lucius Crassius venne ritrovata una cassa lignea che conteneva al suo interno centosettanta monete, una serie di unguentari, gioielli in argento e in oro, stecche ossee e piccole piastre in vetro per il trucco. In un’altra stanza, addosso ai corpi dei morti nel corso dell’eruzione del Vesuvio, vennero reperiti alcuni gioielli d’oro, quali diversi modelli di orecchini, braccialetti, collane e anelli.
La maggior parte degli orecchini è a spicchio di sfera, ravvivati grazie a puntinature realizzate a sbalzo a imitazione della granulazione; a canestro con incastonati dei quarzi; con pendenti adornati da perle, amatissimi dalle donne dell’epoca. Fra le collane, che si possono suddividere in catellae (molto lunghe) e monilia (quella a giro collo), particolarmente interessanti sono quelle lunghe, con piccoli globi e piccoli anelli d’orto, intervallati da vaghi di smeraldi.
La maggior parte dei bracciali, invece, è tubolare, a verga cava oppure piena, questi ultimi hanno la forma di serpenti. Sovente erano abbelliti con gemme, la maggior parte delle volte con smeraldi. Infine, gemme lisce oppure, sovente, intagliate con figure di animali o di divinità, erano incastonate negli anelli. Questa è una tipologia piuttosto ampia, che non si allontana dalle produzioni testimoniate a Pompei e ad Ercolano, che comprende modelli di monili molto diffusi nel mondo romano durante la prima età imperiale.
Si trovano soprattutto superfici lisce con gemme incastonate a testimonianza della predilezione per questo genere di tecnica. Le tecniche utilizzate consistono nello sbalzo, nella funzione in matrice e nella lavorazione in fili e in lamina, mentre poco utilizzati risultano essere la granulazione, la filigrana, i motivi figurati realizzati a tutto tondo, caratteristici delle officine della Magna Grecia.
Autore: redazione
