Oplontis, Villa B


 

Questa villa, sebbene non si possa ancora visitare, merita qualche cenno, sia per via della sua funzione, differente da quella di villa Poppea, quanto per i materiali ritrovati, ma anche per le novità che gli esiti degli Scavi hanno proposto in merito alla soluzione del dilemma, proprio di Oplontis, riguardante la relazione tra le ville e il territorio. La villa, detta “di Lucius Crassius Tertius” per via di un sigillo bronzeo trovato e databile alla fine del secondo secolo avanti Cristo, è stata scoperta in maniera casuale nel 1794, mentre erano in corso i lavori per l’edificazione di una scuola.

Il cuore della struttura è formato da un peristilio costituito da due ordini di colonne di tufo grigio di Nocera, realizzate in stile dorico. Lungo questo porticato, riedificato totalmente, riponendo in loco i rocchi delle colonne originali e i corrispondenti capitelli. Si trovano alcune stanze, con molta probabilità si tratta di magazzini, per lo meno a valutare da ciò che si è ritrovato al loro interno: suppellettili, paglia carbonizzata, pesi, ceramica da trasporto, moltissimi melograni piccoli e acerbi, forse usati per conciare le pelli.

I corridoi del porticato vennero usati per depositare i vasi da trasporto: infatti sono state trovate oltre quattrocento anfore, soprattutto adatte a contenere vino, appoggiate alle pareti, a testa in giù e messe una dentro l’altra. Questa scoperta, insieme al ritrovamento di un piccolo fornello di pietra sopra al quale era appoggiata una pentola che conteneva della resina proveniente dalle conifere (usata per rivestire la parete interna del vasellame), chiarirebbe il compito della struttura:presumibilmente un’azienda che lavorava i prodotti agricoli e imbottigliava e commerciava il vino, prodotto in altro luogo, vista l’assenza, all’interno dell’edificio, dei torchi per il vino e di altri strumenti appositi.

Altri locali sembrano aver avuto la medesima funzione di magazzini: essi dispongono di un rivestimento a volta e sono allineati sul lato meridionale; in uno di essi vennero trovati cinquantaquattro persone, non soltanto residenti dell’edificio. Vicino a questi, insieme ad altri reperti, sono stati trovati numerosi gioielli e una grande quantità di monete, delle quali molte sono in argento e in oro. Altri oggetti d’oro sono stati rinvenuti in una cassa di legno che cadde dal livello superiore. Al livello superiore, che si trova nel lato meridionale, si può ammirare il quartiere signorile, che probabilmente costituiva l’abitazione del padrone: alcune delle sue stanze sono affrescate con dipinti in quarto stile, ma tra queste pitture c’è anche un raro esempio di secondo stile detto schematizzato, che risale all’epoca repubblicana.

Sul versante settentrionale della villa sono venute alla luce delle piccole residenze su due livelli, che sono autonome dall’edificio e danno su una strada, la quale divide la villa dagli altri impianti edilizi che si trovano sul lato opposto. Potrebbero essere delle piccole botteghe, con l’abitazione collegata al piano di sopra, e, in questo caso, la villa si mostrerebbe inserita in un’insula, circoscritta da strade: situazione territoriale che ricorda molto quella presente a Stabiae.

 

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