Oplontis


 

Nel bel mezzo della moderna città conosciuta come Torre Annunziata si trovano gli scavi dell’antica Oplontis, nome attestato solamente nella Tabula Peutingeriana, una copia medievale, di una cartina d’epoca antica riguardante le strade presenti sul territorio italiano quando ancora esisteva l’Impero Romano. All’interno di questa mappa, il nome di luogo Oplontis è riferito ad alcune strutture situate tra Ercolano e Pompei.

Per questa ragione sono stati attribuiti ad Oplontis alcuni ritrovamenti archeologici che, invece, provengono da un’area suburbana della città di Pompei: la residenziale villa di Poppea; un impianto termale, vicino all’Oncino, sito al di sotto delle moderne Terme Nunziate, che A. Maiuri ha attribuito a M. Crassus Frugi (un console); una villa rustica che è stata attribuita a L. Crassius Tertius, dove, vicino a molti cadaveri appartenenti alle vittime dell’eruzione del Vesuvio, sono state rinvenute numerosissime monete d’oro e d’argento con molti pezzi di oreficeria finissima.

L’opera architettonica più importante, nonché la sola che si può visitare, è la villa di Poppea che l’UNESCO ha inserito tra i beni definiti come Patrimonio dell’Umanità. La villa è una maestosa costruzione a scopo residenziale che risale alla metà del primo secolo avanti Cristo e che, in epoca imperiale, venne ampliata e, quando il Vesuvio eruttò, si trovava in via di restauro. Questa villa viene attribuita a Poppea Sabina, la seconda moglie di Nerone (imperatore di Roma dal 54 al 68 dopo Cristo); ma, in ogni caso, rientra nei possedimenti della famiglia imperiale.

Storia degli scavi di Oplontis

I primi lavori di scavo ufficiali sul sito archeologico della villa Poppea, in località Mascatelle, presso Torre Annunziata, iniziarono nel XVIII secolo, dal momento in cui venne scavata una galleria dal canale Conte di Sarno, che, tutt’oggi, si può intravedere al confine sud della zona archeologica. L’attività di scavo, condotta da Francesco La Vega, un architetto militare, venne abbandonato per via dell’aria irrespirabile e il passaggio sotterraneo venne sbarrato. Poi, nel 1838 venne realizzato un piccolo scavo all’aria aperta nella zona del peristilio dell’area riservata ai servi e venne trovata la fontana del giardino. A partire da questo punto vennero praticate delle strette gallerie per consentire ai ricercatori di raggiungere la zona collocata poco più a oriente, formata dal grandioso passaggio abbellito da alcune panche in muratura e dai portici paralleli ad esso. L’assenza di fondi causarono la sospensione dei lavori di scavo nel 1840 ma, lo Stato, riconoscendo l’importanza del sito archeologico, lo acquistò.

Il via agli scavi sistematici di villa di Poppea, non considerando alcuni ritrovamenti fortuiti e occasionali avvenuti nelle vicinanze di via Murat, fu dato nel 1964. Questi scavi, eseguiti con metodi moderni hanno consentito, sulla scia della documentazione posseduta, di ricostruire progressivamente gli alzati e i tetti e di restaurare immediatamente pavimenti e pitture. Dieci anni dopo, duecentocinquanta metri a est della villa di Poppea, mentre si stava costruendo una scuola, furono scoperti i resti di un’altra importante costruzione, articolata attorno a un cortile porticato su due livelli, e denominata villa di L. Crassius Tertius, dietro la quale si trovano altri edifici, che una strada separa dalla struttura.
Né l’attività di scavo di questo edificio, né quella relativa a villa di Poppea si è ancora conclusa, ostacolata anche dalla realtà urbana moderna.

Oplontis nella Tabula Peutingeriana

Il toponimo Oplontis si riscontra soltanto all’interno della Tabula Peutingeriana, una copia d’epoca medievale di una cartina comprendente tutte le strade presenti durante l’Impero Romano, che risale, con molta probabilità all’epoca augustea e venne aggiornata sino all’epoca tardo-imperiale, e all’interno delle mappe più tarde che ad essa si ispirano.
La località di Oplontis è rappresentata sulla linea costiera, a sei miglia dalla città di Ercolano e a tre miglia sia da Stabiae che da Pompei.

Incerta è l’interpretazione del simbolo con il quale è raffigurata: si potrebbe interpretare come una struttura termale, quale è quella scoperta nel 1831 nell’area dell’Oncino, o come una villa, quali sono villa di Poppea e quella rustica assegnata a a L. Crassius Terius trovate presso la località Mascatelle. Però la distanza che intercorre tra Oplontis e le vicine città di Ercolano e di Pompei si adatta in modo migliore ai resti termali presso l’Oncino.

In precedenza all’eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 dopo Cristo e, in minima parte, anche in seguito, dal secondo secolo dopo Cristo, la fascia costiera pompeiana e ercolanese doveva essere caratterizzata da una successione di ville e abitati costieri: infatti, Strabone, geografo d’epoca augustea, scrisse che il tratto costiero da Miseno e Sorrento possedeva l’aspetto di un’unica città. È legittimo pensare che Oplontis fosse un insediamento residenziale, formato da una successione di ville e una sosta itineraria usata per il cambio dei cavalli, una struttura termale, un albergo che ospitava i viaggiatori, e luoghi dove venivano ammassati e smerciati i prodotti agricoli che la florida terra vesuviana produceva.

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