Sita ai piedi del Vesuvio, a nord della città di Pompei, la località di Boscoreale è individuata, da qualcuno, con il Pagus Augustus Felix Suburbanus. La fertilità dell’area ha fatto sì che la località fosse popolata già dalla protostoria, fatto testimoniato dai sepolcri della Fossakultur; mentre le terme di Via Casone Grotta, risalenti al secondo-terzo secolo dopo Cristo, attestano che, dopo l’eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 dopo Cristo, la località venne ripopolata. Durante l’epoca romana, Boscoreale era costellata di molte ville e aziende dove veniva coltivata la vite, l’ulivo e i cereali.
Storia degli scavi di Boscoreale
Nell’area di Boscoreale, sobborgo a nord di Pompei, fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, furono eseguiti molti scavi archeologici a cura di privati ed erano rivolti, particolarmente, al ritrovamento e al recupero di reperti di valore e ornamenti da parete e da pavimento, che, in genere, sono stati fatti confluire in collezioni di privati o in diversi musei, come il parigino Louvre, il Museo Nazionale di Napoli e il newyorchese Metropolitan Museum.
Grazie a questi scavi furono scoperte circa trenta villae rusticae che facevano parte della fitta rete di abitati produttivi siti ai piedi del Vesuvio e nella limitrofa piana del fiume Sarno che operavano nel I secolo dopo Cristo. Queste abitazioni erano sia aziende agricole di dimensioni piccole o medie la cui conduzione era affidata a famiglie di liberi oppure a schiavi, sia impianti di dimensioni più ampie, con zone residenziali decorate in maniera sontuosa e destinate all’irregolare presenza del facoltoso proprietario, e aree destinate ai servi e alle lavorazioni.
Per via delle ottime condizioni, determinate dalla sepoltura dei reperti con i materiali vulcanici piovuti dal Vesuvio durante l’eruzione del 79 dopo Cristo, in cui si sono conservate le strutture e l’arredamento, le informazioni pervenute dagli scavi hanno permesso di ricostruire i diversi stadi di mutazione dei più importanti prodotti agricoli della zona vesuviana: l’olio, indirizzato soprattutto al fabbisogno del mercato del luogo, e il vino, che veniva anche esportato. Generalmente, a termine delle esplorazioni, le strutture venivano interrate di nuovo, ma, in certi casi, esse restarono alla luce (come ad esempio Villa della Pisanella) e, per questa ragione, furono soggette a seguenti e ripetitive depredazioni, per le quali è restato ben poco.
Antiquarium di Boscoreale
La Soprintendenza archeologica di Pompei, nel 1991, fiede vita all’Antiquarium di Boscoreale che mostra, grazie a reperti che provengono da diversi siti archeologici (Ercolano, Stabiae, Pompei, Boscoreale, Oplontis, Terzigno) correlati da didascalie, le principali caratteristiche dell’area vesuviana in età romana e l’uso che l’uomo faceva delle materie prime fornitegli dalla natura.
Grazie all’aiuto di diverse scienze applicate allo studio dell’archeologia si può, difatti, ricostruire il tipo di fauna e di flora (parzialmente scomparse) vesuviane, lo stato dei luoghi, l’agricoltura e la pastorizia e, più generalmente, la maniera di vivere dei popoli vesuviani di età antica e la loro relazione con l’ambiente che li circondava. A completamento del percorso museale vi è la visita a un’azienda agricola, sita nelle immediate vicinanze: la villa rustica che si trova in località Regina, la sola completamente scavata che può essere visitata. Anche questa fattoria si basava principalmente sulla produzione del vino, come testimoniano i locali dedicati alla torchiatura dell’uva, attrezzati con il calcatorium (ovvero, la vasca di pigiatura) e il torcular (cioè, il torchio di legno), e la vasta cella vinaria con i dolia defossa (ovvero, le giare fittili infossate) dove era conservato il vino. L’antiquarium espone moltissimi reperti sia di questa villa che delle altre rinvenute sul territorio.
Autore: redazione
