Sulla facciata dell’edificio è dipinta la scena più famosa dell’Eneide: Enea, con il padre Anchise sulle spalle e il figlioletto Ascanio salpa da Troia alla volta di Roma dove Romolo fonderà la città eterna. Il fatto che ci troviamo di fronte ad uno stabilimento tessile è dimostrato dai numerosi graffiti fatti dai follatori che ironicamente hanno inscritto modificato il primo vesto del poema di Virgilio:
“Fullones ululamque cano, non arma virumque”
In italiano: “I follatori e la civetta canto, non le armi e l’uomo”
La civetta è nominata in quanto animale della loro dea protettrice, Minerva ed è un richiamo anche al capo dello stabilimento Fabius Ululutremulus. Una nota di costume: all’angolo del vicolo i follatori lasciavano un’anfora per raccogliere l’orina dei viandanti che poi veniva utilizzata nello stabilimento.
Autore: redazione
